Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia …

Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia …

Non so dirti se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

Una volta c’era la borghesia. Non era simpatica, diciamolo: aveva l’argenteria lucidissima e le idee un po’ meno, il passo felpato e il giudizio pesante. Però esisteva. Eccome se esisteva. Era una categoria sociale, un bersaglio polemico, un genere letterario. Ci si poteva scrivere contro, sopra, intorno. E infatti lo si è fatto: romanzi, saggi, canzoni, invettive. Più spesso contro che a favore, perché la borghesia, si sa, funziona meglio come nemico che come modello.

Poi, lentamente, è evaporata. Non nel senso che sia sparita la gente con i soldi o con le buone maniere: quelle resistono sempre, come le erbacce nei giardini ben curati. È sparita l’idea stessa di borghesia come ceto intermedio, come spazio sociale riconoscibile, con una sua cultura, una sua etica (discutibile, ma pur sempre un’etica), una sua funzione di cuscinetto tra chi stava sopra e chi stava sotto.

Oggi il quadro è più semplice, e quindi più brutale. In alto ci sono i ricchi: pochi, sempre meno numerosi ma sempre più pesanti, come certi pianeti che attirano tutto a sé. Subito sotto, una fascia di agiati che ha trovato rifugio nel pubblico impiego di un certo livello: stipendi sicuri, ferie garantite, ansia moderata e tendenzialmente programmabile. Non proprio borghesia, ma una sua versione amministrativa, con meno salotto e più timbri.

E poi c’è il resto del mondo. Quelli che lavorano, sperano, si arrangiano, fanno i conti a fine mese e spesso li trovano sbagliati. Una proletarizzazione diffusa, silenziosa, quasi educata. Non fa barricate, non canta più nelle piazze: al massimo borbotta davanti a uno scontrino o a una bolletta. È una fatica quotidiana, senza epopea.

Il paradosso è che abbiamo passato decenni a combattere la borghesia come se fosse il male assoluto, per poi ritrovarci in una società dove il problema non è più la sua arroganza, ma la sua assenza. Senza quel ceto intermedio, il conflitto non si è risolto: si è solo semplificato. E quando la realtà diventa troppo semplice, di solito è perché è diventata anche più ingiusta.

Forse, a pensarci bene, non era la borghesia il problema. Era il modo in cui la raccontavamo. O, più probabilmente, il fatto che fosse molto più comodo criticarla che sostituirla.

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