Quando la patologia diventa fisiologia.
Unglücklich das Land, das Helden nötig hat.
Bertold Brecht, ma, pare, prima anche Benedetto Croce espressero questo concetto. La traduzione recita “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.
In Italia c’è un eroe al giorno, quindi più sventurati di così….
Ma se l’eroe veste i panni del procuratore della Repubblica o del magistrato, la sventura è ancora maggiore.
E già, perché se un’Istituzione riesce a diventare eroica più di qualche dente della catena sociale è completamente saltato. Vuol dire che non esiste bilanciamento di poteri, vuol dire che ci sono Istituzioni fuori controllo e Istituzioni che funzionano, e queste influenzano le altre, disequilibrando il meccanismo tutto.
La giustizia dovrebbe interessarsi della patologia di un paese, ma se la patologia riguarda i poteri, non c’è più niente da salvare, è la fine.
Sventurato il paese che ha bisogno di eroici magistrati.
Ma, riflette chi usa la testa con la meticolosità intellettuale richiesta per una qualsivoglia analisi, se le istituzioni sono infestate dal malaffare, chi garantisce che non lo sia, infestata, anche l’Istituzione della giustizia? Sarebbe un bel paradosso pensare a un paese che ha tutto marcio meno che la giustizia, un’anomalia da studi approfonditi. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, se tutte le persone eticamente irreprensibili diventino magistrato, cosa da escludere anche solo per un fatto statistico, o se diventando magistrato si diventi cristallini. Ipotesi anche questa insostenibile.
Allora la conclusione è che l’eroica magistratura potrebbe non essere tale e, come la società nella quale vive, potrebbe coltivare sacche ugualmente non moralmente irreprensibili.
Ma poi, pensando alle vicende milanesi, rimane lo sconcerto guardando la situazione da due opposti punti di vista:
- Se Milano è marcia, cosa deve indurmi a pensare che non lo siano anche Roma, Napoli, Potenza, Bari ecc. ecc.? E allora come mai la magistratura milanese se ne inventa sempre una e le altre tirano a campare?
- Se la Procura di Milano riesce a intravedere il malaffare nelle vicende comunali, perché non accade lo stesso a Roma, Napoli, Potenza, Bari ecc. ecc.?
Cioè, accade sempre e tutto solo a Milano? Non siamo tutti malati di italianità? A Milano oltre che i delinquenti si concentrano anche i bravi investigatori?
Oppure si deve pensare che i Procuratori di Milano sono iperattivi e vedono il male anche dove non c’è e sono brave le Procure del resto d’Italia.
Qualcosa non funziona, è evidente.
Ma, dal momento che abbiamo bisogno di eroi, e riusciamo a individuarli solo nei magistrati, i quali diventano di diritto anche educatori, moralisti, esempi, idoli, vuol dire che la nostra diroccata Repubblica non è fondata sul lavoro, come ironicamente recita la nostra Costituzione, ma è fondata sulle Procure.
Albertini, già Sindaco di Milano, ha dichiarato che durante i suoi mandati, nonostante si fossero investite cifre record nell’urbanistica, non si aprì un’indagine, anche perché per ogni passo sentiva la Procura della Repubblica. Agghiacciante. Evidentemente preparava ogni progetto, lo sottoponeva a Borrelli e se superato l’esamino, procedeva, a questo punto, ovviamente, spedito e senza che nessuno ravvisasse una illiceità. Così facendo rendeva il potere politico succube del potere giudiziario, chiedendone un non previsto preventivo parere. E grazie che non si apriva un’indagine: avrebbe mai potuto Borrelli indagare su se stesso?
Sì, un paese sano non ha bisogno di eroi, meno ancora di eroi magistrati, perché ha bisogno solo di cittadini, nel cui termine si ritrovano coerentemente, la solidarietà, la lealtà, il rispetto e la responsabilità.
Che i magistrati si occupino della patologia di un paese, magari anche della loro, rientrando, quindi, nei limiti fisiologici che competono loro, senza neanche, però, chiudere troppo volte gli occhi.
Quanto alle amministrazioni, illudersi che siano tutte buone è da folli. Sono un tal concentrato di affari che, se lo fossero, dico buone e sane, non saremmo più italiani ma islandesi, giacchè mentre in Islanda ( o Germania o altro paese civile) l’amministrazione trasparente è la regola, da noi la regola è l’amministrazione che premia le filiere e gioca con gli appalti e distribuisce la ricchezza pubblica secondo logiche nebbiose e nelle quali, caspiterina, a vincere i concorsi o a ricevere incarichi più o meno prestigiosi, non è mai il meritevole senza l’appoggio polittico, bensì il non meritevole con appoggio politico.
In conclusione, dobbiamo farci davvero bastare le dispute su Milano corrotta o Milano assalita dalle Procure, anziché puntare al minimo sindacale di civiltà giuridica?

















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