Oggi la politica la lascio agli altri.
Mi sono spesso interrogato sulla coerenza che potrebbe esistere fra lo stile di un uomo e il suo carattere, ovvero sullo stile di un uomo e la sua educazione. E ancora, sull’influenza dell’educazione sul carattere e sullo stile, senza approdare mai a niente.
Di fatto, quando un uomo, bell’e fatto, si ritrova una certa educazione, un certo carattere e un certo stile.
Lo stile riflette il carattere e i modi, spesso, sono lo specchio dell’anima. Ma c’è chi ama e interpreta l’arte della dissimulazione, mostrando uno stile che fa a pugni con il suo carattere. Poco male: basta riuscire a guardarlo nel momento della difficoltà, laddove il carattere si mangia lo stile per emergere in tutta la sua essenza.
Ma lasciando a margine i fenomeni di dissimulazione, in fondo marginali e facilmente rivelabili, è interessante vedere come, per esempio, una spontanea gentilezza possa convivere anche con un carattere duro, o come dei modi poco urbani possano corrispondere a un animo buono. Ne deduco che lo stile di una persona sia qualcosa di autonomo dal carattere. Questo alla fine fa capolino inevitabilmente fra le maglie dei comportamenti, ma sono convinto che le due cose siano ben differenti l’una dall’altra.
Avete mai visto quelle persone calmissime, posate, che non hanno mai un gesto fuori posto o estemporaneo? E avete notato quanto frequente è in queste persone un carattere ansioso e una irrequietezza dell’animo?
Ma, ovviamente, era per dire. Ma dal momento che non si vive solo di politica o di sport, val pure bene qualche riflessione su quello che, in genere, passa sotto traccia.

















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