Da noi è vero tutto ma anche il suo contrario. Viva l’Italia.
Ma c’è davvero da meravigliarsi se i familiari del rapinatore ucciso affermano che questi sia morto mentre stava al lavoro?
Che sia possibile fare mille lavori, in Italia, noi lo sappiamo bene.
A cominciare dai parcheggiatori abusivi per finire ai politici che prendono mazzette. Nel mezzo esiste una tale varietà di “lavori” che, se ufficializzati comporterebbero un arricchimento per l’Inps e per lo Stato di svariate centinaia di miliardi.
Pensate se fosse tassata la corruzione. Si potrebbe pensare di abbassare sul serio le aliquote fiscali. O la prostituzione, cavolo, o il commercio della droga. Insomma tutte fiorenti attività che possono evitare di essere tassate e non si sa poi perché, visto che sono ben riconosciute da tutti.
Chi, invece, fa un lavoro onesto e semmai guadagna giusto quello che gli serve per una vita stentata, ebbene no, quello paga le tasse.
Ci sarebbe da gridare allo scandalo. Ma noi italiani, che abbiamo fatto il militare a Cuneo e sappiamo come va la vita, non gridiamo allo scandalo, ma subiamo con una resilienza che un santone yogi ci fa un baffo.
Dice: ma come si fa, per esempio, a debellare la prostituzione. Semplice: con un accertamento fiscale. Reato: evasione totale e mancata denuncia dei redditi, riciclaggio e credo ci sia spazio anche per qualche altro reato. E la corruzione?
Beh, in questo caso entra in ballo l’italiano, del quale in genere si parla troppo bene e senza motivo.
L’italiano, la sua bella classe politica corrotta, se la culla fin dalla prima elezione e, dal comune, se la porta in parlamento, passando, semmai, per qualche ente. Non serve che venga indagato, che sia notoriamente un destinatario di mazzette, che favorisca, capillarmente, amici, parenti e fedelissimi, no, non basta, l’italiano si fida e lo vota sempre, anzi, sempre di più.
E’, alla fine, inutile criticare una classe politica se non si critica chi la sostiene, chi la crea, chi ne fa un’icona.
L’italiano è predisposto per essere rappresentato da un furbo zoticone. La prova sta tutta nella cronaca giudiziaria e nei pettegolezzi degli ambienti specializzati.
L’italiano, però, sta cominciando lentamente a dissociarsi. Ma non lo fa protestando, come dovrebbe, lo fa astenendosi. La quota degli astenuti e più o meno pari a quella dei votanti. Insomma, gli onesti se la battono coi furbi sostenitori del malaffare. La legge, poi, sadica, premia i furbi e penalizza gli onesti. Dice: ma allora perché gli onesti non si votano i rappresentati giusti? Semplice, perché non ne hanno la facoltà, in pratica non hanno diritti. L’onesto è come lo schiavo ai tempi di Roma imperiale, deve lavorare, pagare le gabelle, non protestare e non rompere i coglioni.
Ora il furbo di turno si potrebbe alzare e darmi del populista. Ma prego, avanti, si figuri. Ci sarà sempre la maggioranza della stampa, della cosiddetta intelligenza, schierata con i furbi, fa parte del gioco al massacro e delle oligarchie mascherate da democrazia. E l’oligarchia più potente è quella dei delinquenti, cui bisogna riconoscere senso dell’adattamento ai tempi, modernizzazione, visione e progettualità cose che, i nostri migliori politici, se la sognano.
Un bacione a tutti, estensibile, consumabile, accumulabile, per gli amanti del collezionismo.

















Leave a Comment
Your email address will not be published. Required fields are marked with *