Scusatemi, ma ho famiglia anch’io.

Scusatemi, ma ho famiglia anch’io.

Vorrei, ma proprio non posso.

Il principio di prossimità che ha alimentato e favorito le autonomie comunali e poi quelle regionali, declinato in tempi di liberismo sfrenato e di globalizzazione economica, si traduce, per il vecchio continente, nell’Europa Unita. Una dimensione cui facciamo fatica ad adattarci e che tarda a realizzarsi compiutamente.

D’altro canto, se per le esperienze comunali la storia ci racconta di vicende fortunate alternate a crisi pregne di corruttela e degrado civico, l’esperienza regionale segna un fallimento storico. Questa si è tradotta in un raddoppio di burocrazia e di mazzette, in un moltiplicarsi dell’uomo-politico di potere, in una diffusione capillare di incompetenze promosse sul campo.

Capire che non esiste modo, oggi, di non pensare a una Europa davvero unita e vederla arrancare in nazionalismi mascherati, che sanno di provincialismo esasperato e mancanza di visione, sa di ulteriore fallimento.

Essendo necessario riprogettare la democrazia per renderla non solo efficiente, ma anche attenta alle disuguaglianze, al progresso tecnologico nonché alla giustizia, quale bene primario e fine da perseguire, democrazia che, deviata dal potere effettivo dei veri potenti del mondo, in sostanza non è più appunto democratica, occorre cambiare radicalmente il modo di pensare, uscendo dalla gabbia che ci siamo costruiti, mattone dopo mattone, dal secondo dopo guerra in poi.

Ci siamo involuti, imbarbariti e privati del senso morale, lasciando a questo solo la prima pagina della nostra ipocrisia, ma rimanendone completamente disabitati.

La cronaca ci racconta questo e noi tutti non riusciamo a reagire limitandoci a qualche secondo di sgomento al momento della notizia, incapaci di realizzare l’effettivo stato della nostra persa spiritualità.

Le tragiche e quotidiane notizie sono ormai una forma di espiazione di massa che ci ricarica di egoismo anziché spronarci a “prendere posizione”, come dice il Papa, cosa che in effetti evitiamo di fare anche di fronte al più conclamato scandalo, rifugiandoci in un relativismo da novelli sofisti, ognuno con la sua bella verità e negandoci di conoscere una verità che non sia soggettiva ma che abbia la sostanza dell’oggettività.

Con la scusa della relatività ci perdoniamo ogni vigliaccheria, ben consci di come questa da sempre alberghi dentro di noi, ben conoscibile con lo slogan trito del fatidico “ho famiglia”.

Il riarmo generale, del resto, caratterizza questa epoca che, nella guerra, pare abbia trovato la soluzione di ogni problema, con un regresso calcolabile in un paio di secoli.

Ma è domenica, il ragù sobbolle, e l’acqua è stata già messa sul fuoco, il campionato di calcio squilla forte e il tennis ci fa risentire orgogliosamente e stupidamente italiani. E niente, siamo fottuti.

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