La cittadinanza ……. non è invitata.
Evviva, esiste un’eccezione alla globalizzazione: la guerra.
Mentre l’I-Phone non trova confini, i quiz televisivi cambiano solo lingua, rimanendo per il resto uguali nel mondo, mentre le serie TV sono tradotte e viste in mille e un paese, la guerra rimane circoscritta in pochi dannati territori. La porzione di guerra che tocca al resto del mondo è puro spettacolo da guardare in TV, fra un campionato del mondo di calcio per club, una menata di Salvini e un corteo di solidarietà per tizio, caio e sempronio.
Incredibile come, premendo un pulsante, si possa passare dalle bombe, dai missili e dai morti, all’esultanza dei tifosi per una partita di calcio. Tutto è spettacolo. Anche le vittime innocenti di una guerra o, in piccolo, la tragica morte di un assessore.
E la politica?
La politica ci viene incontro, magnanima, solidale, reattiva. Pur dominando tutte le scene dello spettacolo in TV, radio e social, nella realtà, non quella virtuale, ma proprio la realtà, ove mai ancora esistente, rimane insignificante, non invasiva, lieve. Infatti e per esempio, se una volta i congressi dei partiti riempivano le giornate, se non proprio i fine settimana (ne ricordo uno meraviglioso del PSI a Bari), oggi vengono offerti in pillole. Vero è che è già qualcosa, giacchè l’attività congressuale sembra qualcosa della preistoria, ma obiettivamente un congresso, benchè provinciale, benchè di un partito definito piccolo, che duri un’ora e mezza se non è un record è sicuramente una presa in giro.
Una volta i congressi servivano per definire le linee politiche collegialmente, con mozioni e votazione finale, dopo un fiume di discorsi, che, quantunque risultassero anche noiosi, eccessivi e talvolta miseri, invitavano alla partecipazione, l’ingrediente primario della democrazia. Ora sono buoni per X, con tempi, interventi, mozioni con non più di cento battute per ognuno.
E già, domani, sempre per esempio, si discuterà nientepopodimenochè di strategie e futuro (recita un giornale), a Potenza, perché il partito di Noi moderati, provincialmente riunito, terrà, appunto, il suo bel congresso. Il programma è succulento. Inizio dei lavori alle 18:30 per la registrazione dei partecipanti. L’operazione si protrarrà fino alle diciannove, a seguire un’abboffata di politica per circa un’ora. Caspiterina. Strategia e futuro di un partito in un’ora. Poi ci sarà il pistolotto del senatore di turno che ci racconterà le meraviglie del governo e come il partito sia radicato nei territori, attento come nessuno ai problemi della gente, aperto a ogni suggerimento, teso all’approfondimento, con le orecchie ben aperte all’evoluzione tecnologica, con finestra sull’AI, con le idee ben chiare su guerre, Europa e tasse, che sono sempre troppo alte ma che poco alla volta diminuiranno come quando la bassa marea succede agli uragani, in, diciamo, circa 30 minuti, ma il tutto con l’elasticità che l’enfasi comporta, indi, e per finire (già?) seguirà n. 1 intervento del segretario provinciale in carica, che non oso immaginare quanto colpirà la sensibilità degli invitati, arrivando pure a commuoverne qualcuno. Infine applauso generale ed elezione per acclamazione, chè l’appetito comincerà a fare capolino.
Comunque l’evento, grandioso, rimarrà circoscritto agli invitati e cioè ai referenti e segretari provinciali, aperti tutti, come dire, alla cittadinanza nei confronti della quale, nonevèro, sono pronti anche a sacrificare la vita, senza invitarla, beninteso.
Alle otto si chiude, giacchè la senatora deve mangiare con pochi intimi e ripartire per nuove avventure.
Insomma un gran momento di politica reale, senza invadere lo spazio riservato alla cena o all’aperitivo o al TG, davanti alle cui notizie faremo la faccia corrucciata per l’ennesimo missile e un grido d’esultanza per il gol di Messi.
Ah!, dimenticavo. Non ci sarà nessun break per pipì e quant’altro. Quindi gli invitati sono pregati di presentarsi già svuotati.

















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