Ritorno alla desolazione.
Negli anni Sessanta, il tratto che a Potenza corre dalla Torre Guevara fino a Piazza Sedile era un corridoio commerciale continuo. Non una semplice strada, ma una sequenza organica di attività: tre salumerie nello stesso segmento urbano — tre — più drogherie, botteghe di generi alimentari, negozi di articoli musicali, piccoli esercizi specializzati. Alla fine di via Buonaventura, nei pressi della Torre, un mercato della frutta che fungeva da attrattore naturale, con ulteriori salumerie e banchi alimentari.
Non è nostalgia. È morfologia urbana.
Negli stessi anni, Via Pretoria non era una strada da percorrere: era una corrente umana. Non si poteva tenere un passo spedito, tanta era la gente che la frequentava, che la attraversava, che vi sostava. Era il luogo del passeggio, dell’incontro, dell’osservazione reciproca. La città, semplicemente, si mostrava a se stessa.
Oggi, nel 2026, nello stesso tratto non c’è una sola salumeria. Non una. E via Pretoria è pressoché vuota. Ci si può procedere a zig zag con la bicicletta senza il timore di urtare qualcuno, senza il fastidio — un tempo inevitabile — di dover rallentare per lasciar passare una comitiva, un anziano, un gruppo di ragazzi.
La differenza non è quantitativa: è strutturale. Quando un asse commerciale perde la sua funzione primaria — quella alimentare quotidiana — perde anche la sua capacità di generare flusso stabile. Le attività di prossimità non sono un accessorio: sono l’infrastruttura sociale di un centro storico. Producono attraversamento, relazione, presidio. Senza di esse, restano le serrande abbassate e qualche insegna intermittente.
Ma qui il punto è ancora più radicale.
La folla che riempiva via Pretoria non si è semplicemente spostata altrove. Non esiste, oggi, un altro luogo nel quale quella stessa densità relazionale si sia riversata. Non c’è una nuova centralità urbana che abbia sostituito la precedente. Non c’è una piazza alternativa che abbia assorbito la funzione sociale del centro storico. Non è avvenuta una sostituzione: è avvenuta una sottrazione.
Il baricentro economico si è spostato verso la grande distribuzione periferica. I consumi si sono frammentati. Le relazioni si sono digitalizzate. Il centro ha perso residenti prima ancora che negozi. Meno abitanti stabili equivalgono a meno domanda costante; meno domanda costante significa meno offerta; meno offerta produce ulteriore desertificazione.
La scomparsa delle salumerie è un indicatore sensibile. La salumeria è presidio quotidiano, è rapporto fiduciario, è microcredito informale, è conversazione. Quando sparisce la salumeria, non chiude soltanto un esercizio: si dissolve un segmento di spazio pubblico informale.
E allora la domanda è semplice e, al tempo stesso, decisiva: oggi dove ci si relaziona a Potenza? Qual è il luogo fisico nel quale la città si riconosce? Dove si intrecciano generazioni diverse, ceti diversi, professioni diverse? Se il centro storico non svolge più questa funzione e nulla lo ha sostituito, la città perde il proprio dispositivo di coesione.
Dire che “la città sta morendo” può sembrare eccessivo. Ma una città non muore solo quando perde abitanti: muore quando smette di incontrarsi. Il cuore urbano non è fatto di pietre, ma di flussi umani. Se tra la Torre Guevara, Piazza Sedile e via Pretoria quel flusso si è rarefatto fino quasi a scomparire, non è un dettaglio statistico. È un segnale sistemico.
I segnali, in diritto come in politica, si interpretano prima che diventino sentenze. Qui il rischio non è la nostalgia. È l’irrilevanza.
Infine ricordo i tre cinema del centro di una volta a fronte dell’unico residuato oggi, senza che altrove, in città, ne sia sorto un altro. Una regressione feroce, costante, inesorabile, senza che nessuno si sia seriamente interrogato a riguardo, senza che gli amministratori, anch’essi in discesa qualitativa verticale, abbiano maturato un’idea.
Non più salumerie, cinema, vita.
Ah, dimenticavo: qualcosa è cresciuta, si è sviluppata, ed è la prosopopea messa in mostra sui social dagli amministratori: un selfie per una buca riparata o un video per la riapertura di una scalinata chiusa da anni.
Un conforto importante, non c’è che dire.

















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