Porca miseria!

Porca miseria!

Prima che sia troppo tardi, sia chiaro che ….

Ci siamo, ormai. Una incolore campagna elettorale, movimentata solo da slogan e capi di partito, piombati nella nostra umile terra a (più o meno) sparare le solite cazzate, volge al termine ed era ora, visto il suo pietoso e pachidermico incedere.

Finiti i tempi delle auto bardate di manifesti con tanto di megafono ad avvisare che alla tale ora si teneva il comizio di Tizio o quello di Caio, che nostalgia.

Ma, risultato delle regionali a parte, il cui esito non cambierà di una virgola lo status quo (a cambiare saranno solo le filiere sistemate in ogni dove -che squallore-), occorre, ora che siamo ancora in tempo, prima che scendano in campo i candidati al Comune di Potenza, fare il punto della situazione del nostro capoluogo, così, dovesse sfuggire ai più.

Potenza è in uno stato comatoso. Via Pretoria ha perso tutti i grandi negozi di una volta, le saracinesche chiuse aumentano ogni giorno drammaticamente, i due cinema terremotati lo sono ancora dopo ben 44 anni, il teatro Stabile funziona un giorno sì e cento no.

I trasporti pubblici sembrano vagare in una città fantasma di un fresco dopo guerra, coi secchi a raccogliere l’acqua che cola dai soffitti, le rampe delle scale mobili chiuse e pochi avventori che camminano di fretta.

Il centro, oltre al fiorire dello spaccio di ogni forma di stupefacente, offre poco, se non niente. I furti nelle abitazioni, siccome delle auto, è una costante ormai pacifica e finanche troppo tollerata. I marciapiedi sono impercorribili, le barriere architettoniche, che un candidato sindaco oggi uscente voleva combattere come i romani i galli, colorano la percorribilità pedonale ovunque, e, chi ha investito in un’attività, oggi si chiede chi cappero gliel’ha fatta fare.

Per gustoso contorno non v’è operatore commerciale, tendenzialmente impegnato in nuove aperture ovunque, cioè intento a nuovi investimenti (e in Italia abbondano, soprattutto capitalisti stranieri) che pensi a Potenza come mercato possibile, scartando il nostro capoluogo con un sorriso sarcastico.

I rioni vegetano. La periferia brulica di autovetture, si parcheggia abbondantemente sulle strisce rosse, destinate tristemente a un ciclismo inesistente e lì impraticabile, i vigili urbani mancano del 40% del personale e, ciliegia, comunque i negozi sono vuoti ovunque.

Il centro storico, mai difeso dal passaggio delle autovetture (un tentativo del sindaco Santarsiero abortì, pare, per volere di quei commercianti che oggi se non hanno chiuso si girano i pollici senza aver altro da fare) è tristemente vuoto salvo animarsi selvaggiamente per un paio di sere alla settimane. L’offerta culturale è tanto misera quanto scadente e la gente sogna di andar via, quando non le riesce di farlo concretamente.

Ora, pronto a essere sconfessato, mi chiedo cosa abbia fatto la politica, cioè chi amministra, per evitare questa disfatta totale e, ancora di più, cosa propone di fare, oltre a spendere un patrimonio per la festa del Santo Patrono, quasi Potenza fosse solo un paesotto che vive un paio di giorni all’anno. La mia non è solo una severa critica, ma è un invito energico ai partiti a, almeno, provare a scegliere candidati che abbiano contenuti tali da poter affrontare una situazione difficilissima e resa tale anche da loro, incapaci come sono stati di guardare oltre il naso, l’emergenza, gli amici, il proprio provincialismo da quattro soldi e il post da fare per domattina.

Fossimo negli anni settanta si potrebbe creare un comitato del tipo “Salviamo Potenza”, ma di questi tempi più che un pigro gruppo Facebook non si riesce a fare. Tocca ai partiti consegnare la città in mani capaci. Saranno in grado di farlo? Sicuramente no, ci vorrebbe un miracolo, un’illuminazione dall’alto, che immancabilmente non ci sarà. Farò prima io a illuminarmi sedendo a gambe incrociate di fronte a una parete, che i partiti a scegliere con responsabilità.

Porca miseria!

Posts Carousel

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *