Che, poi, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa San Gerardo.
Ma quale democrazia, quale costituzione -elenco minuto dei presunti valori patri-, quale cittadinanza.
Ma per cortesia!
La nostra epoca è di totale anarchia. Anarchia di valori, nella quale ognuno si sceglie il suo, non essendocene più di condivisi, se non a parole.
Quale libertà, nella totale mancanza di rispetto dell’individuo e della vita in comune, viviamo, se non quella di perdere i sensi in una festa patronale sempre più senza limiti?
Nell’anniversario del divorzio fra cultura e politica, con le idee a fare solo da abito di cerimonia dei vari cosiddetti eventi -smisurati nel numero tanto da farli scadere a semplice aria fritta e maleodorante- con le furbesche abilità a prendere le parti del genio, nella stagione dei contrasti in pubblico e degli accordi nei corridoi, limitati da confini sempre più modesti, continuiamo a celebrare prassi ipocrite e ad assistere alla manomissione sistematica delle istituzioni nel disfrenarsi degli appetiti.
Da specchio un parlamentarismo meno che mediocre, declinato, ad arte, anche nelle assise minori, quali i consigli comunali, laddove alla comunione delle idee si è sostituita la comunione della presunzione di avere un ruolo, il cui esercizio è vanificato e limitato nelle più anonime quisquilie, incapaci come sono, gli strumenti della democrazia e cioè i parlamentari e i consiglieri, di assurgere a dimensioni valoriali: pieni del ruolo e vuoti di contenuti, presuntuosi e inutili, statue della fatuità più sgargiante.
Nella stagione, tutta lucana, nella quale chi parla inglese è ancora un fenomeno esotico, in una Potenza non moderna ma stancamente e malamente feudale, dove il potere serve per alimentarne dell’altro, città della non lettura, perché leggere significa pensare, isolarsi, fermarsi, attività impensabili nella nostra gioventù -e non solo- alimentata dai social e dai politici da social, andiamo, spediti, verso l’apocalisse.
Nella più totale mancanza di una classe politica seria, affidabile, colta, celebriamo gli affarismi e le speculazioni come crescita sociale, conquiste, mete cui ambire, afflitti dal male del secolo: l’ignoranza di valori.
Senza valori, però, si vive come se a un treno mancassero i binari: non si arriva da nessuna parte e si deraglia.
Modestino Scattone, rigattiere, 1942-2024. Fu fascista e liberale, comunista e monaco trappista, lattoniere e correttore di bozze. Non esercitò mai il diritto di voto perché, ebbe modo di dichiarare, non voleva essere ritenuto concorrente nel disastro. Ebbe a dire: una fotografia è rubare e restituire un’emozione, è raccontare dalla parte di chi fotografa, che mostra qualcosa e ne cela un’altra, è una visione artistica. Oggi è la celebrazione più scadente del proprio ego, nella cui esaltazione celebriamo l’insignificante.

















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