Nostalgia di un’esperienza mai vissuta

Nostalgia di un’esperienza mai vissuta

Il coma della democrazia

Il gioco della democrazia sta tutto nell’apparente opposizione fra diversi contendenti. E dico apparente con convinzione maturata in tanti anni, di militanza politica e di osservazione, se non proprio studio.

Differenze di azione politico-amministrativa, fra destra e sinistra, passando per il centro, come dice bene Marcello Veneziani, non sono evidenti, se non nelle campagne elettorali, ma, nel concreto, differiscono in nulla. Dalla immane tassazione, che, peraltro, renderebbe obbligatori periodici condoni, non foss’altro che per dare una boccata di ossigeno a chi lavora e paga le tasse, uguale coi governi Renzi, Draghi, Monti, Conte o Meloni, alle inefficienze sanitarie, dalle deficienze infrastrutturali alla burocrazia invadente e costosa, oltre che corrotta, dalla isterica giustizia penale alla elefantiaca e contraddittoria giustizia civile e amministrativa.

Un tanto significa che non esiste ragione ideologica alla base di alcun governo; il che comporta a sua volta, che, non esistendo differenze, ideologiche ed esecutive, semplicemente l’uno vale l’altro, a prescindere dalla autorevolezza internazionale che ha acquisito Giorgia Meloni, dato indiscutibile e unanimemente riconosciuto.

Ma ci sono altre ragioni per definire apparente l’opposizione fra le diverse parti politiche.

Tutta la politica è gestita da norme, prassi, regolamenti e usanze comuni. I privilegi sono comuni, e, quindi, comune è l’interesse a mantenerli in vita. Chi si volesse opporre alla immane massa di privilegi si troverebbe un fronte comune costituito dalla politica intera. Diverrebbe un separato “in casa”. Penso ai primi e genuini grillini, uno su tutti, Di Battista, che recitava come, con i politici tutti, per evitare intossicazioni, non bisognava neanche dividerci l’aperitivo.

I primi grillini trovarono immediatamente ampio consenso, giacchè l’Italia tutta non ne poteva più, come ancora adesso non ne può più (vedasi astensionismo crescente) del binomio privilegio-inefficienza della classe politica.

Provo a fare un esempio semplice semplice.

La giustizia.

Sono avvocato dal 1981 (incluso il periodo di praticantato attivo), ho visto tante di quelle riforme da non riuscire a menzionarle tutte per nome in un paio di pagine formato F4. Nessuna, e ripeto, nessuna riforma ha sortito un effetto benefico sulla durata dei processi. Quindi, devo desumere, che in 44 anni, dico 44, non c’è stato un governo capace di trovare una soluzione, ma tutti sono stati capaci di confondere le acque, ribaltare i codici, cambiare prassi, aumentare il costo della inefficiente giustizia, elevandolo progressivamente fino a renderla quasi inaccessibile a tanti. Ne devo dedurre, esclusa una totale incapacità di intendere e di volere dei politici tutti, che non si vuole rendere la giustizia efficiente. L’alternativa, badate bene, è che tutti dovrebbero darsi all’ippica, come si diceva una volta, considerati gli insuccessi (per ultima la Cartabia, con tutta la fama che l’accompagnava).

Ma ancora: se c’è un aumento di indennità, nessuno la rifiuta, tranne i primi grillini, tutti remano nello stesso senso a difesa di una vera e propria casta, che vive beata, spara spot in televisione e sfila nei talkshow, punto.

In conclusione mi sono convinto che solo un movimento che si rifaccia a rigidi valori morali potrà provare a invertire la tendenza. Ma questa democrazia non potrà mai riuscire in questo intento. Per ovvi motivi, perché è gestita da loro, da questi personaggi vuoti ma presuntuosi. Non ho vissuto sistemi dittatoriali, ma temo che non possano fare peggio. E quanto alle limitazioni della libertà, vista questa democrazia, con la sua discreta censura, travestita da politicamente corretto, la sua corruzione, le sue filiere, la sua radicata e inscalfibile burocrazia, beh!, di vera libertà non ne lascia neanche un po’. Basta vedere come si è fagocitata l’esperienza grillina, trasformandola a suo piacimento, attraverso il corteggiamento verso i suoi più deboli esponenti, fino a farla diventare un partito di sistema.

Ma all’Italia serve un antisistema. Ora e prima di ora.

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