Una protesta giusta proprio no?
La scena muta, da parte di alcuni studenti, per protesta, all’esame di maturità andrebbe studiato come fenomeno nell’anomalo fenomeno della scuola italiana che per bocciare non trova motivazioni neanche nella totale impreparazione.
Per formare gli studenti lo stato italiano spende molto e, per la verità, molto male. Ciononostante chi si diploma raramente è preparato e, il più delle volte, il diploma gli viene regalato. Il che significa il fallimento emblematico della scuola italiana che partorisce diplomati solo sulla carta. A margine il fenomeno universitario, simile se non peggiore.
La Cina, gli Stati Uniti, il Giappone, non ci hanno insegnato niente. Un paese cresce anche per la qualità della sua popolazione che passa, inevitabilmente, dalle conoscenze che, appunto, la scuola italiana non garantisce.
Cionondimeno gli studenti, impavidi guerrieri, sfidano (per finta) il destino facendo scena muta perché il sistema scolastico non premia la loro più intima individualità. In parte è vero. Il sistema scolastico, infatti, dovrebbe più seriamente credere nel merito, che rimane qualcosa di strettamente individuale e disfarsi dello studente non meritevole che fa spendere soldi e non restituisce niente, di quello che gli è stato garantito, alla società. Ma stupisce che questi studenti siano, alla fine, stati promossi. Mi ricorda tanto il sei politico che pretendevano i sessantottini, sicuri come erano, che il merito scolastico servisse a poco in una società dove la pretesa uguaglianza parificava anche l’intelligente con lo stupido, che rimane il sacrificio più grande per un paese serio (in ogni paese che si rispetti all’intelligente spettano compiti importanti e agli stupidi quelli che non lo sono, in Italia è il contrario).
Una scuola dell’obbligo che non forma è una cazzata pazzesca, per la verità, e gli studenti dovrebbero combattere per sapere di più, non perché si studi la loro peculiarità caratteriale o psicologica, delle quali dovrebbero anche essere gelosi, peraltro.
Non dobbiamo affatto stupirci se oggi, in Italia, un ignorante abissale pretende di amministrare la cosa pubblica: gli è dovuto, purtroppo, stante l’insignificanza riconosciuta allo studio e alle conoscenze.
Quindi di male in peggio, fino allo sberleffo della scena muta alla maturità, in base a una supponenza e a una faccia tosta che trova finanche consenso fra tanti. Una protesta seria è quella che chiede più sacrifici, più conoscenze, più soldi per formare seriamente, più qualità negli insegnanti, più abnegazione per lo studio, non quella che chiede la fuffa vestita a festa.
Oggi, io il dito lo punterei su chi ha promosso quegli studenti, perché, semplicemente, facendo scena muta non hanno dato, o voluto dare la dimostrazione di avere raggiunto la preparazione necessaria per passare l’esame, e senza questa prova una commissione che abbia dignità del proprio ruolo, semplicemente, boccia, non premia.
Il posporre i propri doveri ai propri diritti è un vezzo che si acquisisce presto in Italia, il paese delle indennità, dei privilegi e delle pubbliche elemosine.
Che popolo immaturo.















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