Neanche la guerra unisce la politica italiana, che disfatta tricolore.

Neanche la guerra unisce la politica italiana, che disfatta tricolore.

Litigano davanti alla morte e alla guerra. Incredibile, non si trattasse dell’Italia.

Ma se venisse attaccata Flotilla cosa dovrebbero fare i 44 paesi che vi partecipano? Porgere l’altra guancia o pretendere un’offensiva militare?

Una domanda banale che si saranno sicuramente posti prima di organizzarsi.

Al di là dell’intento umanitario, sebbene soltanto simbolico, il quesito posto merita una risposta.

Il Presidente Mattarella sembra essersi posto lo stesso problema, fra le righe, se ha chiesto, come ha fatto, un passo indietro. Ora visto che lo stato italiano si è già posto il problema di aiutare la popolazione attaccata selvaggiamente, malamente viene chiamato in ballo dai pacifici dimostranti. Non so se gli altri 43 paese hanno preso posizione o le distanze dalla improvvida manifestazione.

Dicono sia simbolica e pacifista, ma potrebbe anche essere letta come una provocazione, vai a capire come uno interpreta la cosa. E se viene presa come una provocazione è inimmaginabile cosa possa accadere.

Quando si parla di guerra immagino che ci si prospetti ogni possibile ipotesi. Orbene, dovesse accadere qualcosa, che devono fare i 44 stati? Dichiarare guerra, cioè scatenare la guerra mondiale? O fare la figura di chi si lava le mani di fronte alla simbolica cazzata?

Credo comunque che finirà con una insignificante e inutile manifestazione o meglio, sfoggio, di inadeguata e supponente dimostrazione di pacifismo ipocrita.

Crea solo imbarazzo agli stati che già non sanno che pesci pigliare. Perché questa è l’unica certezza: nessuno sa cosa può o deve fare, fatto salvi eventuali non ufficiali intese che viaggiano a un’altezza superiore alla generale comunicazione mondiale e, in tal caso, l’inutilità di una manifestazione del genere appare anche ingenua e imbarazzante.

Gli scioperi, in uno ai cortei, sono forse appariscenti ma davvero inutili, giacchè non si rivolgono (o non possono rivolgersi) allo stato italiano, bensì a una entità (o due) straniere che pare abbiano le idee chiare e non si pongano scrupolo alcuno. Forse sarebbe saggio chiedersi dove finisca il dolore solidale e dove diventi evidente un obbligo di intervento e, in tal caso, di quale tipo, con serietà e con obiettivi ben chiari. Riconoscere uno Stato che non esiste, che non ha un governo e che sta per estinguersi, mi sembra una buffonata come quella della Flotilla. Occorre qualcosa di più. O niente. Questo è il compito dell’alta politica che, in un caso del genere non dovrebbe mai dividersi, bensì unirsi. Qui si parla in nome dell’Italia, non della destra o della sinistra. E poiché si continua a bisticciare fra le due fazioni, vuol dire che un senso dello Stato, a Roma, non ce l’ha nessuno.

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