L’unica vera fortuna è che un garante …. non è per sempre.

L’unica vera fortuna è che un garante …. non è per sempre.

Zitti ….. altrimenti si arrabbiano pure.

La nomine dei garanti vari, moltiplicatisi come i pani e i pesci del Vangelo, alla fin fine non ha sortito particolari polemiche. Tranne quelle di routine, cioè quelle che i social pretendono per marcare la presenza, se non proprio l’esistenza, dei politici, non se ne è sentite.

Solo un sindacato, da anni, pare, schierato come un crociato contro Pittella ha alzato un po’ i toni, ma così, sempre per far sentire la voce, tante di quelle volte la gente si dimenticasse dell’esistenza dell’ente che, da difensore dei lavoratori, è diventato un’oasi di chiacchiere.

Invece il problema sarebbe serio. Un garante deve essere conclamatamente un esperto, se no cosa garantisce? E invece si sceglie sempre il fidato e finora sfortunato seguace, per premiarlo non so di cosa, secondo una spartizione che, a onor del vero, sembra quella del bottino, da parte dei partiti briganti.

Il malcostume è tale ed è così vistoso, che non lo si vede più. Accade da sempre ma, almeno, nei decenni che furono, gli uomini prescelti dal partito avevano un minimo di autorevolezza. Questa, oggi, non serve più, e non si sa perché. Forse nella testa dei politici la competenza è un accessorio sgradito, un ingombro, una brutta malattia e, ne sono convinto, loro pensano che se non c’è, arriverà, con l’esperienza, coi si dice e con i sentito dire.

Non se ne rendono conto, o magari del tutto dolosamente, i politici dei vari governi hanno talmente poco rispetto della funzione da affidare al primo venuto, o giù di lì, la gestione di enti importanti, allo scopo, non di governare bene quell’ente, ma di farne un satellite del proprio potere.

La spudoratezza non mostra limiti umani, la prepotenza, pure, la sfacciata esibizione di indifferenza per il bene pubblico è da Nobel.

Ma viene accettato questo becero sistema, nella convinzione che “sono tutti uguali”, siano di destra, di sinistra, di centro, esterni offensivi o addirittura ambidestri.

Dice brillantemente Marcello Veneziani che al governo si arriva da ribelli e si finisce democristiani; vero; l’arrivo al potere spegne i fuochi ideologici, la fiera difesa dei diritti e degli interessi pubblici e accende la bramosia, la voglia di metterci casa, di non lasciarlo più, tutta roba che moltiplicando i vizi, spegne le virtù. L’alternanza democratica è alternanza di poteri e uomini, giammai di sistemi. Lo hanno dimostrato i cinque stelle, per penultimi, lo sta dimostrando la destra, che era estrema, di Meloni, oggi una forma edulcorata di democristiano simil conservatore. Ogni idea, ogni principio dura il tempo di una campagna elettorale, dopo gli anni della più ferma opposizione. Meloni si oppose finanche al padreterno Draghi, e vinse. Oggi interpreta una forma di draghismo, soprattutto europeo, alla romana, con radici nella più torbida e contestata Democrazia Cristiana. I suoi sostenitori ne esaltano la duttilità, la capacità di imporsi in un contesto internazionale, gli osservatori più sobri hanno già capito che il fascino dell’Europa, già contestata ampiamente, l’ha fagocitata alla grande.

Poi fa sorridere vedere le squadre di destra e sinistra battagliare su tutto, con toni talvolta persino epici, e poi all’unisono sostenere uniti la Von der Leyen, in un’Europa al femminile che di “donna” ha davvero poco ma tanto di “uomo” di potere. Potere, poi, davvero di seconda o terza categoria, dal momento che non sono capaci di elevare l’Europa a rango di interlocutore parificato col resto del mondo.

Il movimento femminista dovrebbe da un lato essere orgoglioso di avere le donne ai vertici, dall’altro vergognarsi della totale mancanza di uno stampo diverso dalle politiche di sempre. Come destra o sinistra, che è ormai la stessa cosa, anche donna o uomo è proprio lo stesso, senza possibilità di vantare quella superiorità che l’esser donna garantiscono sia immenso e utile all’umanità. Da questo punto di vista, in squallore, le donne di potere sono uguali agli uomini, col che si annullano decenni di battaglie, cosiddette, per una parità di, oggi possiamo constatarlo, appunto squallore.

Oggi il mondo e l’Italia si dividono fra criminali e persone per bene e vincono nettamente i criminali, perché più armati, più senza scrupoli e più, appunto, criminali.

Il resto è roba da stadio, folklore, teatrino, e noi tutti di volta in volta i tifosi, e gli attoruncoli.

Quindi metteteci tutto, pure i garanti che più vi aggradano, tanto è molto meglio fermarsi, sedersi con le gambe incrociate, respirare e guardare i pensieri, per lasciarsi andare a un vuoto della testa che può solo riconciliarci non con gli altri uomini, ma direttamente col cosmo.

(il finale quasi mistico è il frutto del ritardo della assunzione della dose settimanale di Ozempik, il lettore vorrà scusarmi, e, come al solito, esprimere il suo compiacimento per le nuove nomine osannando l’ira funesta dei pelidi politici che tanto lutto addussero ai lucani).

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