Le porte girevoli.

Le porte girevoli.

Palleggiati, niente di altro.

Non piacerà per niente a chi ha la sventura di essere parte di un processo, sia civile o sia penale, ma sperare in una causa che cominci col giudice X e finisca col medesimo giudice è un’illusione pia.

Far sentire un testimone e convincersi che quella deposizione ha fatto presa sul giudice e poi vedere che all’udienza successiva il giudice è un altro che quella deposizione non ha né ascoltato, né visto (da un’espressione può nascere un convincimento), fa un po’ cadere le braccia e ti fa sentire come chi, con quella causa, oltre a rischiare, può pure dare fastidio.

Nella mia vita ho fatto cause che hanno visto susseguirsi, dall’inizio alla sentenza, anche sei o sette giudici. Ebbene, ha un senso?

Se la conoscenza di un processo dal suo nascere, e quindi la conoscenza delle espressioni, delle parole usate, delle strategie utilizzate non ha importanza, quanto dobbiamo pensare che valga un processo per lo Stato?

Accade, anche molto spesso, che un giudice venga incaricato di un processo quando allo stesso manca solo la sentenza, e lui non ne sa proprio niente. E’ costretto a ricostruire tutto, leggere tutto, anche l’inutile, che spesso sovrasta l’utile, e farsi un’idea senza aver vissuto quel processo, che, quindi, gli arriva sterilizzato da ogni sensazione pregressa, compresa, comunque, la eventuale antipatia per uno dei due avvocati. Potrebbe essere un bene, ma non lo è, perché quel processo non lo ha diretto lui ed è andato avanti secondo la logica di un altro giudice. E questo ha un peso grande, perché istruire una causa, e cioè ammettere o no una prova o un documento può avere un significato diverso da giudice a giudice, quindi l’ultimo giudice deve sentenziare con quello che si ritrova fra le mani, quasi che ogni attività di ogni giudice non possa che essere immancabilmente la stessa, cosa, invero, impossibile.

Pensate a un’operazione chirurgica nella quale si alternino cinque chirurghi. E’ più o meno la stessa cosa.

Quel giudice che aveva emesso un’ordinanza non farà la sentenza e quello che farà la sentenza non avrebbe emesso quella ordinanza, con la possibilità che le sorti di quel processo avrebbero potuto essere ben diverse.

Ho vissuto anche lunghi periodi nei quali i giudici erano gli stessi dall’inizio alla fine, e quindi cominciavi a capire come la pensassero e loro capivano subito se la tua strategia fosse un bluff o cos’altro. Anche questo significa certezza del diritto, quello vivente, che è poi quello che conta.

Ora un tribunale è come un supermercato con le porte girevoli: chi entra chi esce, ma anche chi ritorna, chi fa capolino e chi cambia di ruolo, di piano o di sezione, di grado e di ufficio. Come mai sia possibile tutto questo non è dato capire. Certo è che si è andati sempre più incontro alle esigenze dei magistrati, ai loro bisogni personali o familiari, ai loro avvicinamenti a casa, alla famiglia, e vittime sono rimasti i processi che, oggi, possono anche essere delegati a giudici onorari solo per un incombente, come sentire i testimoni, perché il togato non si affatichi troppo o non si annoi a sentire fesserie o ricordi o cattivi ricordi o pseudo verità.

Più che un processo dove applicare il diritto sembra una disavventura che è meglio risparmiarsi. Infatti sempre più gente rinuncia a far valere i suoi diritti, per la tutela dei quali occorrono soldi, pazienza, resilienza e soprattutto coraggio, visto che la tua questione verrà palleggiata fra tanti giudici.

Per dire, ovviamente. Tutto solo per dire.

Bacioni, estensibili.

1 comment

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1 Comment

  • Gerardo Breglia
    3 Marzo 2025, 8:27

    Ben detto, questa, purtroppo, è oggi la giustizia.

    Affettuosamente

    REPLY

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