Laureato amministratore

Laureato amministratore

Quindi è più giusto mandare un giovane digiuno di tutto a non far danni in parlamento, perchè lì è difficile farne, che in un consiglio comunale, dove è facile farli.

C’è differenza, e quanta, fra far politica e amministrare.

La politica è sicuramente un’arte per pochi: visione, strategia, ideali, dialogo, chi ce l’ha davvero? Pochi.

Puoi capir poco di tecnica amministrativa, bilanci, leggi, regolamenti, fare politica solo nella fase esecutiva si incontra con l’amministrare.

L’amministratore è invece una specie di politico e tecnico, più tecnico che politico. Le strategie, le finalità, gli obiettivi, non li determina lui, ma la politica. Lui esegue. Ragion per cui deve capirne di bilanci e regolamenti, leggi, diritto amministrativo, contabilità e, come diceva il compianto, politicamente, assessore, quant’altro.

Un consigliere comunale o regionale è un amministratore. Deve conoscere a memoria il regolamento che regola la sua vita consiliare, dovendolo votare e discutere deve conoscere la tecnica di un bilancio, deve conoscere a menadito la legislazione sugli enti locali, insomma deve conoscere molto bene le sue prerogative, competenze e possibilità.

Quindi è più giusto mandare un giovane digiuno di tutto a non far danni in parlamento, perchè lì è difficile farne, che in un consiglio comunale, dove è facile farli. Penso, per esempio, ai lavori del largo del duomo a Potenza, dove i cosiddetti amministratori hanno combinato un pasticcio esemplare e dove l’opposizione, più che dire “non sapevamo” che rimane una cazzata, perchè non dovevano non sapere, non è riuscita a fare, a dimostrazione che è una opposizione talmente blanda che se fosse una birra avrebbe un terzo di grado alcoolico; cioè roba per adolescenti con le braghe corte.

Ma penso anche ai lavori da eseguire in corso 18 agosto, con transenne da quasi dieci anni e un’amministrazione incapace che non fa niente e un’opposizione che non si pone neanche il problema. Ma di esempi se ne potrebbero fare mille. La verità è che abbiamo avuto un consiglio comunale incapace di esistere. Ha tirato a campare fra uno slogan e un selfie.

A me viene da pensare che si dovrebbe pretendere finalmente qualcosa e invece nessuno batte ciglio, come se fosse la cosa più naturale vegetare con la qualifica di politico-amministratore.

Fa sorridere l’assessore di turno che canta vittoria dopo aver fatto un decimo del suo dovere, si scatta un selfie accanto alla buca riparata e scompare di fronte alle mille cose che non vanno o rimaste appese o abbandonate senza manutenzione.

Ricordo una foto di questo consiglio il giorno della sua proclamazione, tutti assieme e sorridenti, quasi si trattasse di una squadra di calcio. La prossima volta giocassero pure a palla prigioniera o a guardia e ladro, e, mi raccomando, non leggessero i regolamenti e i bilanci, chè costa fatica e noi, nonevèro, con la fatica non abbiamo nulla da spartire. Pfui.

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