E tutti vissero felici e contenti
Tornare bambini, almeno per una mezz’ora, non è mai una cattiva idea.
E l’essere bambini si riconnette automaticamente al mondo delle favole. Quelle che finiscono bene, pur facendo intuire un orco cattivo sullo sfondo, che, però, vivaddio, non vince mai.
Però tornare bambini non è così facile, ci vuole una demolizione dell’io per come si è negli anni stratificato; bisogna idealmente cancellare la lavagna della vita e guardare all’oggi, al momento che si vive, come fosse l’unica cosa che conta.
Orbene io, oggi, mi sono ritrovato catapultato nella mia infanzia per puro caso. O meglio scegliendo di ascoltare il dibattito sul bilancio e sul piano di programmazione nanì nanera, con la certezza di immergermi nell’arido mondo dei numeri, dei piani strategici, delle acrobazie finanziarie, mi sono ritrovato, come Alice, nel paese delle meraviglie.
L’assessore Falotico, con un’abbondanza di avverbi e interlocuzioni, che complicavano la comprensione, con un discorso strutturato per lunghi periodi che, come corridoi di un vecchio castello, si incrociavano con saloni e salette, facendoti perdere l’orientamento, ha disegnato un mondo di dolore e povertà, di spopolamento e crisi (leggasi l’orco delle favole), per poi guadagnarsi il sorriso degli ascoltatori elencando le opere che sarebbero state “portate sul campo” dalla lungimirante amministrazione. Senza numeri, senza l’indicazione del come e del quando, così liberamente, come le potessimo intravedere già domani. Diavolo di un politico di lungo corso.
Ma la favola era iniziata e faceva intravedere un finale felice.
Poi è intervenuta l’opposizione con un compitino recitato, la cui genericità sfidava, sul piano delle immagini poetiche, la relazione dell’assessore: non una voce specifica citata, non un numero, non una caduta, non un accenno alle poste, non una critica alle, seppur generiche scelte. Insomma neanche l’ombra dell’orco, come pure ci si sarebbe aspettato, ma un compitino, neanche prodotto dall’AI, chè, se no, sarebbe stato sicuramente più significativo, senza neppure indicarle le carte.
Ma il miracolo era compiuto. Ho quindi preso la corda e ho cominciato a saltare cantando “le tagliatelle di nonna Pina”, ho fatto la merenda con pane e Nutella e ho chiesto a mia zia di raccontarmi un’altra favola, chè, quella del Comune, non mi bastava più.
PS: altri interventi non ne ho ascoltati: il miracolo si era già compiuto.

















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