La migliore delle riforme è quella dell’uomo italiano.

La migliore delle riforme è quella dell’uomo italiano.

Le riforme le fanno gli uomini, ma chi riforma gli uomini?

Se consideriamo che, applicando la stessa legge processuale un giudice ci mette un anno per decidere una questione e un altro quattro anni, capiamo che non c’è bisogno di riformare ogni sei mesi le leggi, ma che occorre riformare la testa degli uomini.

Le leggi, alla fine, sono tutte buone nelle loro intenzioni. E’ l’uomo che le rende difficili, le interpreta nel proprio piuttosto che nel pubblico interesse, le distorce e le deforma.

Da sempre ho assistito ai “diversi” tempi di lavorazione di un processo da magistrato a magistrato. Ho visto magistrati cambiare sede per non essere “rallentati” (altrimenti la loro velocità avrebbe messo in chiaro la ingiustificata lentezza degli altri). Ho assistito a processi veloci e processi lumaca. Quindi non è mai stata la legge a rallentare un processo ma l’uomo.

A margine le carenze di personale o di assistenti (una volta i giudici non abbisognavano certo di studiosi nel loro studio intenti a collaborare con loro), di un’assoluta cronicità, c’è sempre stato un giudice più veloce di un altro. Sembrerà rivoluzionario, ma alla fine, basta lavorare di più. Non esisterà mai una legge che accorcia un processo, ma un uomo sì, questo ci sarà sempre.

E così nel resto della vita italiana. Un politico onesto fa il bene pubblico e basta. Uno un po’ meno onesto lo fa assieme al suo bene personale. Il politico numericamente preponderante fa il proprio interesse e si disinteressa di quello pubblico, lasciandolo agli scampoli di tempo perso.

La prova è anche nell’abbandono delle discussioni su temi seri e generali per un moltiplicata dose di discussioni su fatti contingenti se non proprio di cronaca, che costituiscono la base dell’antipolitica; la politica progetta, guarda al domani non all’oggi.

E’ l’uomo che a un concorso premia il raccomandato della politica al posto del migliore. E’ l’uomo che si fa corrompere per una mazzetta di soldi.

Il controllo maggiore è da fare sull’uomo. La formazione più importante è quella del cittadino. La cultura da promuovere è quella della legalità, intesa in senso largo, larghissimo. L’icona da promuovere è quella dell’uomo eticamente perfetto, se non vogliamo finire a rissa totale, a lotta per la sopravvivenza, a giungla quotidiana.

Un giudice corrotto non rovina solo quel processo nel quale non giudica secondo giustizia, ma inquina la società nel suo profondo. Un burocrate che premia il raccomandato e non il migliore, non fa un danno al migliore, ma è un tumore della società, assolutamente maligno. Il politico che si fa pagare, non inquina quell’appalto, ma inquina il mercato intero.

Oggi siamo abbondantemente deviati tutti. Una per tutte. Ieri l’altro ero in fila davanti alla porta dell’ascensore del Tribunale, quando sono stato scavalcato da due carabinieri. Maleducati come lo sono tanti, ma le forze dell’ordine che entrano nei vizi nazionali la dicono troppo lunga.

E per oggi basta. Gasperini non sfonda alla Roma. Ci vuole tempo, si sente dire in giro, non so. Ci vogliono gli attaccanti, dicono altri, non so. Forse deve essere più Gasperini, meno italiano, meno uguale a tutti, come è sempre stato in passato.

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