Il suicidio è di moda, a sinistra.

Il suicidio è di moda, a sinistra.

Un corteo, un referendum, un girotondo e poi daccapo, un corteo, un referendum e un girotondo.

I fighetti Conte e Schlein, assieme ai proletari in Tesla (niente da dire, proprio un bel gruppetto) hanno tentato, riuscendoci, il suicidio. L’operazione è felicemente andata a segno e da oggi le immagini del gruppo di fighetti sfigati sono solo il riflesso dei loro spiriti.

Non si è trattato di un suicidio da depressione acuta, ma da esaltazione irresponsabile, quella che ti induce a pensarti un superuomo, un valore etico vivente, un emblema significativo dell’uomo che pensa.

La CGIL, che è fra i promotori dei referendum, quando il Job’s Act diventava legge, non fece neanche un corteo che girasse attorno alla fontana di Trevi facendo avanti e indietro. Per dire.

Gli italiani non se la sono sentita di impedire il suicidio politico: troppo ben allestito e messo in scena, pretendeva il fallimento della consultazione.

Ora, in attesa di un nuovo referendum che ci chieda se intendiamo abrogare la legge che impone l’uso della pec per inviare gli auguri di Natale, casomai esistesse o venisse pubblicata dopodomani, ci rimane la certezza che a sinistra la supponenza rimane la carta di credito per pagare i fallimenti, sempre e comunque.

Si scherza, ovvio. In effetti dispiace, e non poco, che non esista opposizione in Italia, pur nella consapevolezza che non si tratta di un problema della sinistra, ma di un problema strutturale. Per esempio, a Potenza, dove governa il centro sinistra, ugualmente non esiste opposizione, che, per campare, ha adottato la dieta dello slogan, del tipo uno al giorno (sabato e domenica, festivi e semifestivi esclusi, of course) e la coscienza è a posto. Lo slogan, peraltro, non deve essere impegnativo, ma deve riguardare la sosta dell’autobus a Centomani o qualcosa di ugualmente insignificante, altrimenti lo sforzo potrebbe far sudare e macchiare le loro camicie immacolate.

Ma è tutta una questione di qualità umana che, in Italia, in politica, e non solo, è stata bandita dagli affari pubblici.

Ma noi cosa frega? Tanto a votare non ci andiamo, delle sdraio che non rispondono all’appello a piazza Prefettura, ce ne sbattiamo e i politici ci incuriosiscono come le evoluzioni dei criceti sulla ruota.

Del che è verbale. Si comunichi.

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