La democrazia scompare davanti a un cerimoniale.
Che la Chiesa vada di moda è un fatto certo.
Sebbene la fede sia in sostanziale disarmo, le messe vadano sempre più deserte e i bambini non facciano più il cateschismo o i chierichetti, le vocazioni stiano sparendo, ebbene la Chiesa va di moda.
Lo testimoniano le ore di trasmissioni televisive, la processione dei capi di Stato per i funerali di Papa Francesco e l’insediamento di Papa Leone, le dirette, i dibattiti e il pensiero comune.
Finanche gli atei esprimono, neanche tanto dissimulatamente, una certa considerazione.
Altro fatto certo è una certa qual misoginia congenita della Chiesa: dalle sue parti la donna ha un ruolo talmente secondario da ricordare quando negli stati non poteva neanche votare.
Infine è scontato che per comandare, nella Chiesa, devi avere i capelli bianchi.
Eppure nessuna critica, neanche velata, si alza da intellettuali, filosofi, politici, sindacalisti, attori e registi; nessun girotondo, nessuna polemica, nessuna femminista che si indigni. Tutt’altro, tant’è che, si diceva, la Chiesa va di moda.
Un sistema inossidabile che i secoli non hanno corrotto, né scalfito. Un sistema, in buona sostanza ammirato e riverito da tutti.
Un sistema che non è democratico, è sessista, non è per i giovani. Da quelle parti non si rottama, anzi, vecchio e saggio è bello.
Come si diventi vescovo, poi, è emblematico. Semplicemente bisogna studiare, e tanto, non solo, ma bisogna anche valere molto, oltre ad avere una certa età (figuriamoci diventare cardinale). In altri termini un vescovo (che rimane un pezzo importantissimo della burocrazia vaticana) non è mai un incompetente e non è mai uno qualsiasi, per esempio non è mai un raccomandato.
La selezione inizia dal catechismo, autentica fase selettiva dei futuri burocrati della Chiesa, e intendo quelli ufficiali, con tanto di titolo ecclesiastico e quelli non ufficiali, sparpagliati per il mondo, le arti, le professioni e la politica, a fare i soldati di Cristo in borghese.
La donna è serva, punto; in un’accezione nobile, ma serva.
Ora, che si tratti di mondo terreno dell’anima o che si tratti di potere terreno (oltre che spirituale), in entrambi i casi parliamo anche di un potere politico. Cionondimeno, e anche a sinistra, storica avversaria della Chiesa, da qualche decennio, la politica scondinzola alla Chiesa, e non solo la politica italiana.
Orbene, se dovesse esistere uno Stato che, per legge, impedisca alle donne qualsiasi carica politica, si griderebbe allo scandalo, si studierebbero embarghi se non proprio invasioni belliche per la ricostituzione dei diritti fondamentali. Chè rimane un diritto fondamentale quello della capacità politica passiva.
Questo sistema della Chiesa è evidentemente il frutto dell’uomo, non certo di Dio, come tale pur criticabile, ma le donne di fede, ordinate suore o meno, non danno segni di protesta, di polemica, di fastidio. Nessuna, anche, ha mai manifestato solidarietà per questo stato di sudditanza civile.
La mia non è una critica, è un semplice osservare.
Anzi, se vogliamo dirla tutta, un sistema che regge da oltre venti secoli, assolutamente tradizionalista e conservatore, mostra tutta la sua capacità di funzionamento e una modernità impressionante, riuscendo ad adattarsi puntualmente alla evoluzione del mondo: infatti avrà perso fedeli, ma non potere, avrà perso chierichetti e sacerdoti, ma non autorevolezza politica.
Come dire che la totale mancanza di democrazia, il sessismo e quella cura, oserei dire massonica, dei propri apparati o soldati, le fa superare anche scandali eticamente impressionanti, le garantisce sempre privilegi di grossa importanza e intimidisce pure quando il messaggio cristiano diventa un banale spot per la pace.
Forse dovremmo imparare dalla Chiesa. Forse dovremmo costruire burocrazie ugualmente colte e rispettose della più radicale meritocrazia. Forse dovremmo riconsiderare l’età matura come quella meritevole di ogni posizione apicale. Forse dovremmo ripensare le regole della democrazia, rendendole meno idealistiche e più pragmatiche e, quindi, meno permeabili alla mediocrità, alla spregiudicatezza, al malaffare e all’irruente e destabilizzante e rumorosa gioventù, conservando solo quello che di buono l’uomo ha fatto, per esempio continuando a provare, perchè ancora non ci siamo riusciti, a bandire ogni forma di sessismo.
Forse.
PS: come davanti alla legge, anche davanti a Dio, dovremmo essere tutti uguali, ma non è così. Vedere file separate di cristiani prendere la comunione a San Pietro, con quella dei Vip e quella del popolino, fa male. Come sarebbe stato bello vedere Mattarella e un Re qualsiasi fare la fila come tutti per comunicarsi. I cerimoniali dell’uomo nella pratica della fede stonano come un re diesis in un giro armonico di do. Il popolo di Dio schierato con le prime file e le transenne per gli umili, come alla Prima della Scala, fa davvero male.
















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