– Buongiorno, sono un assessore che ha tante idee.
– Cavolo, che sfortuna!
La sperimentazione continua. Da domani anche corso Umberto sarà a senso unico e per la prima volta nella sua storia. Le auto provenienti da via Mazzini saranno costrette o a intasare la piccola e lastricata via del Popolo o a imboccare il ponte di Montreale e poi via della Pineta, una strada stretta dove neanche una bici può superare un’auto in fila. L’incrocio di via della Pineta con via Vaccaro diventerà un punto critico a pochi metri da piazza 18 agosto che, pure, lo è già.
Lo scopo di questa sperimentazione, che poi tale non è, dal momento che si realizzerà subito ogni tipo di segnaletica, non è dato capire. Se è la realizzazione di qualche parcheggio a pagamento in più, è uno scopo misero, giacchè non risolverà il problema e frutterà pochi euro. Se è un altro, beh, ce lo dicessero, a meno che non si tratti dell’ultimo segreto della Madonna di Fatima da svelare solo quando il Potenza giocherà in serie A, e in tal caso ciccia.
La chiusura delle scale mobili Prima ha avuto un effetto urbanisticamente depressivo: sembra un dopo guerra, un dopo terremoto, sembra il giorno dopo un bombardamento. Responsabilità amministrative a margine, delle quali nessuno ha il coraggio di farsi carico, quasi la colpa fosse del fantasma Formaggino, rimane un desolante panorama politico, nel quale quello che vede più lontano è un miope strabico con le cataratte tutte impegnate a opacizzare quel poco di vista residuato.
Si diceva dei trasporti integrati. L’ultimo a parlarne fu il sindaco Santarsiero, in un momento nel quale la politica sembrava ancora valere tanto; dopo di lui di trasporti si è sempre parlato a casaccio, senza un’idea, spendendo i soldi come quando si acquista compulsivamente nei centri commerciali all’americana.
Eppure abbiamo, nell’ordine: autobus che circolano su strada, tre scale mobili con una in arrivo. Una metropolitana con un unico frequentatore, il signor Alfredo, che viene scaricato spesso al capolinea e non alla fermata dallo stesso scelta perché, si giustificano i conducenti: “pensavamo non ci fosse nessuno a bordo”; cioè tanta roba che, se esistente nella città di Toronto, lì non circolerebbe più un’auto. Ora abbiamo anche i sensi unici più stupidi da quando il mondo ha conosciuto le quattro ruote, ma di sistema integrato non solo non se ne parla, ma presumo non si sappia neanche cosa possa significare. Allora proviamo a spiegarlo.
Un sistema integrato di trasporti pubblici significa un sistema nel quale ogni tipo di trasporto contribuisce a favorire gli spostamenti in una maniera per così dire collaborativa, del tipo dove non puoi tu, scala mobile, intervengo io metropolitana e dove non puoi tu, metropolitana, ci penso io autobus. Le linee di servizio, insomma, sono un continuum a prescindere dal tipo di trasporto, come un Potenza Napoli con cambio, ecco. Chi arriva dalla provincia, per esempio, potrebbe far scalo alla stazione della metropolitana, dotata di ampi parcheggi anche per autobus, salvaguardando la città dalla circolazione di quei bestioni sbuffanti, e da lì prendere, appunto, la metropolitana, dalle cui stazioni potrebbero partire autobus che si dirameranno nelle diverse direzioni ovvero verso le stazioni delle scale mobili, queste, tutte, raccordate fra di loro sempre con autobus. Insomma chi fa questo di mestiere ci metterebbe un paio di settimane a creare un sistema, integrato, serio, di trasporto cittadino.
A margine verrebbe di ricordare, a me stesso, come direbbe un avvocato attempato, che le piste ciclabili o sono davvero tali o è meglio non parlarne e che, a Potenza e dintorni, se ne potrebbero creare tante, tutte suggestive e immerse nel verde. Vero è che talvolta pure le nominano, i politici, ma di vederne uno spezzone non se ne parla neppure, mentre l’Italia in bici si sviluppa ogni giorno e sempre meglio.
Siamo dietro di una ventina d’anni, se non di più, pensando anche alle grandi arterie (e Franti rise) lucane, ma non ce ne rendiamo conto, o meglio, anche se ce ne rendiamo conto, affrontiamo il problema con l’ineluttabile rassegnazione del contadino che guarda dalla finestra una scarica di grandine. Nella metafora il contadino è il lucano, la grandine i politici, che tanti lutti addussero ai lucani, avrebbe scritto il poeta.
Comunque, oggi è ancora domenica, quindi, percorrerò, nei due sensi di marcia, corso Umberto fino alla nausea, così sarò preparato per la sperimentazione di noialtri, che pare scopiazzata dal famosissimo manuale “Come e perché il traffico impazzisce e i sottili sadici piaceri che caratterizzano la vita dell’urbanista dell’ultima ora”.
Buona braciola a tutti, estensibile, perbacco.
















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