Il diritto, una ipotesi di scuola.
Un governo illegittimo abbattuto illegittimamente, citazione di M. Serra, il quale, retoricamente, si chiede dove siano i buoni. Ammesso che esistano ancora. Ammesso che siano mai esistiti o abbiano mai contato qualcosa.
Quindi a marcare visita è il diritto. Quello internazionale, nel caso, ma, nella vita italiana, poffarbacco, c’è ancora posto per il diritto?
Prendiamo un tipico esempio di processo italiano: una ipotizzata lottizzazione abusiva che convince il PM a chiedere il sequestro dell’area. Un Gip che si trova d’accordo. Ma anche i tre giudici del Tribunale del riesame che convengono sulla illiceità della costruzione, confortati da un paio di consulenze. Uno degli imputati che chiede l’affidamento ai servizi sociali e, ciliegia sulla torta, un giudice unico di tribunale che, dopo aver disposto una ulteriore consulenza tecnica, che conferma l’abusivismo, assolve gli imputati, senza che si sia svolta una istruttoria dibattimentale e quindi ragionando sugli stessi documenti che avevano indotto 5 magistrati in senso diametralmente opposto. Per dire, insomma, che diritto è quello che consente a un magistrato di sconfessarne ben cinque senza che sia stata aggiunta una carta, una testimonianza, una virgola, un granello di polvere. Ma anche leggendo al contrario la vicenda non si trovano tracce di diritto: cioè che forma di diritto è quella che consente a 5 magistrati di prendere cantonate sì imponenti?
Chiunque abbia ragione, qualcosa non funziona e di brutto.
Quindi, dove sono i buoni? Di cosa si occupano? Esistono? O sono solo il frutto di una fervida immaginazione di una letteratura fantascientifica?
L’esempio sopra riportato non è frutto di fantasia, ma un fatto davvero accaduto.
Il fatto è che dei buoni questo mondo non sa che farsene. Lo sapevamo, sì, ma sentirselo gridare brutalmente in faccia fa sempre male.
















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