Gli sgambettatoi e il mistero del senso civico smarrito

Gli sgambettatoi e il mistero del senso civico smarrito

Dice che porta fortuna, ma alla fine è meglio non averne in eccesso di fortuna e camminare tranquilli.

A Potenza, come in molte città che tentano di rendersi più vivibili, il Comune ha realizzato gli sgambettatoi: spazi pensati per consentire ai cani di correre liberi e ai proprietari di socializzare, in un contesto ordinato e, nelle intenzioni, decoroso. Non si tratta di aree improvvisate: sono attrezzate con panchine, cestini per le deiezioni e perfino illuminazione. Un piccolo investimento di civiltà urbana.

Eppure, a frequentarle, si ha talvolta l’impressione che quell’investimento sia stato interpretato al contrario: non come un’opportunità, ma come una concessione all’incuria.

Accade infatti che gli sgambettatoi vengano utilizzati non solo per il movimento degli animali, ma anche – e soprattutto – come luoghi dove “lasciar fare”, senza poi raccogliere. Il risultato è facilmente intuibile: deiezioni non rimosse, tovagliolini abbandonati, rifiuti vari che trasformano questi spazi in ciò che non dovrebbero essere. Non aree di libertà, ma zone da evitare.

La questione, più che igienica, è culturale. Perché è difficile pensare che gli stessi cittadini che frequentano questi luoghi mantengano le proprie case nelle medesime condizioni. E allora sorge una domanda semplice, quasi ingenua: perché ciò che è pubblico diventa automaticamente sacrificabile? Perché uno spazio condiviso può essere trattato con minore rispetto a uno privato?

Non è un problema nuovo, né esclusivo degli sgambettatoi. Lo si vede sui marciapiedi, dove troppo spesso si accompagna il cane senza preoccuparsi delle conseguenze. Lo si percepisce in quella diffusa tolleranza verso il piccolo gesto incivile, che proprio perché piccolo diventa sistemico.

Ogni tanto si annunciano controlli, si evocano sanzioni, si promette rigore. Ma la realtà quotidiana sembra raccontare altro: una vigilanza inesistente e, soprattutto, una coscienza civica che fatica a diventare abitudine.

Eppure la soluzione non è complessa, né richiede grandi strategie amministrative. Sta in un gesto elementare: raccogliere ciò che il proprio cane lascia. Un gesto che non è solo igiene, ma rispetto. Per gli altri, certo. Ma anche per sé stessi, perché la città che si sporca è la città che si vive.

C’è, in fondo, un’ironia amara in tutto questo. Gli sgambettatoi nascono per migliorare la qualità della convivenza urbana e finiscono, talvolta, per testimoniare il suo contrario. Come se avessimo bisogno di spazi dedicati alla libertà degli animali, ma non fossimo ancora pronti a esercitare la nostra.

Forse il punto è proprio questo: non è una questione di regole, ma di educazione. E l’educazione, si sa, non si installa con i cestini né si illumina con i lampioni.

Se Potenza vuole essere – come certamente vuole – una città civile, il primo passo non è costruire nuovi spazi, ma imparare a rispettare quelli che già esistono. Altrimenti, più che sgambettatoi, rischiamo di aver realizzato perfette metafore: luoghi in cui corre libero il cane, ma resta al guinzaglio il senso civico.

Chi scrive ha un cane, sia chiaro, e ne ha sempre avuti, non è uno di quelli che “animali no”, giusto per precisare.

Posts Carousel

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos