Ma invecchia anche l’anima?
Credo di sì.
E muore anche?
Questo non lo sa nessuno.
Elogio della vecchiaia
La vecchiaia è l’unica età che tutti desiderano raggiungere e che, una volta arrivata, molti cercano di nascondere. È una strana contraddizione: si festeggiano i compleanni fino a un certo punto, poi si comincia a trattarli con discrezione e un pizzico di vergogna.
Eppure la vecchiaia meriterebbe un elogio.
Il tempo passa, la pelle cambia, i sensi rallentano un poco. Il corpo diventa meno affidabile, come un amico caro che però ogni tanto dimentica un appuntamento. La giovinezza vive di slanci e di eccessi: ama troppo, crede troppo, promette troppo. La vecchiaia, invece, lavora di sottrazione. Togliendo il superfluo, lascia in piedi quello che resiste davvero.
Con la vecchiaia diventa anche più facile scegliere. Si seleziona, si alleggerisce, si leva il superfluo senza troppe esitazioni. Non si opta più per il grandioso: lo si guarda da lontano e, con una certa eleganza, ci si defila. Perfino i rimorsi, a poco a poco, perdono il loro peso e finiscono per somigliare a brutti sogni della notte, che al mattino non fanno più tanta paura.
È un’età che ha un cibo suo. Non può nutrirsi delle illusioni dei vent’anni, e sarebbe anche un po’ grottesco provarci. Per questo fanno una certa malinconia – e qualche volta anche sorridere – gli sforzi disperati per sembrare giovani: facce stirate, rughe cancellate, espressioni sospese in una giovinezza artificiale che somiglia più alla plastica che alla vita.
È una guerra che non si può vincere. Ma soprattutto è una guerra inutile.
Perché la vecchiaia ha un fascino suo, discreto e persino elegante. È la libertà di non dover più impressionare nessuno. È la possibilità di guardare il mondo con un poco di distanza, come si guarda una strada dalla finestra nelle sere tranquille.
E poi ci sono i sentimenti. Alcuni si consumano, è vero. Ma altri migliorano, lentamente, come il vino nella botte: perdono gli eccessi, si liberano delle schiume della giovinezza, e diventano – paradossalmente – più veri.
Un vecchio, a ben guardare, è anche un piccolo tesoro. Un capitale di emozioni vissute, raccolte, sedimentate e capitalizzate negli anni. Non sempre è un tesoro facile da esibire, e spesso non è nemmeno raccontabile fino in fondo. È un patrimonio nascosto che pochi hanno davvero voglia di conoscere, perché a ogni età si coltiva una certa presunzione: quella di sapere già abbastanza e di aver già visto tutto.
Eppure ogni vecchio porta dentro questo deposito silenzioso di vita. La sua bellezza, forse, sta proprio qui: che non viene mostrato a chiunque. Non è una vetrina. È qualcosa che si lascia intravedere soltanto da chi non è troppo pieno di sé.
La vecchiaia, in fondo, è questo: il tempo che smette di correre e comincia a raccontare.
A una certa età si capisce che il tempo non si può fermare, ma si può ancora abitare con una certa dignità.
E forse la vecchiaia non è altro che questo: il lento apprendimento della misura, mentre la vita – con una pazienza infinita – continua a scrivere le sue ultime ri(u)ghe su di noi.

















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