Come sarebbe la vita senza? Credo molto ma molto meglio, ma non andateglielo a dire, altrimenti si arrabbiano.
Quando la vita di un popolo è scandita dai politici coi loro slogan e le loro inettitudini e dai magistrati, non solo qualcosa non funziona, ma occorre porre urgentemente rimedio.
Così è la vita degli italiani. Non c’è politico che alla inutilità non sappia accoppiare un nugolo di ovvietà, senza che la funzione che dovrebbe svolgere sia svolta decentemente. Cionondimeno ce li servono a tutte le ore e in tutte le salse, quasi, farne a meno per una mezza giornata, possa compromettere seriamente il nostro metabolismo. D’altro canto, nonostante abbiamo la giustizia più disastrata del mondo, capace di tenere in galera qualcuno per anni come assassino e poi scoprire che aveva scherzato, capace di muoversi come una tartaruga sulle sabbie mobili, di offendere il comune buon senso con rinvii d’ufficio delle cause senza un fondato perché, ebbene, anche i suoi alfieri, i magistrati, ci vengono serviti a tutte le ore e in tutte le salse, con le loro indagini, le loro condanne, le loro assoluzioni e le migliaia di prescrizioni che gli piovono addosso, chissà se benedette o altro.
Come dice Veneziani, i magistrati sono destinati a regolare la nostra vita nel particolare, dettando le nostre scelte o correggendole.
Un qualsivoglia TG apre con la notizia di una indagine e chiude con lo slogan dell’onorevole di turno, che, per contratto o devozione, per regola o odio, nomina la premier ogni dodici parole, per incensarla, se di maggioranza, per dileggiarla se di opposizione; è vero che in mezzo ci sono le previsioni del tempo e la ricetta di nonna Clara, ma è altrettanto vero, che, se non c’è la festa di San Gerardo per lo mezzo, le notizie finiscono lì.
In buona sintesi, i notiziari parlano quasi esclusivamente di coloro che ci avvelenano la vita, quasi che una notizia diversa non sia una notizia, ma un’ipotesi da scartare.
Sembra che l’informazione sia stregata da questi due mondi, dai quali evidentemente dipende. Con la politica ci costruisce carriere, la magistratura la teme e quindi la enfatizza.
Ora, se il mestiere del politico è diventato il più bello del mondo, perché ci sono i soldi e mancano le responsabilità, quello del magistrato è il più brutto e il più temuto. Brutto perché giudicare di per sé è contro il Vangelo, quindi peccaminoso, poi perché educa al superuomo: non v’è magistrato che, dopo pochi anni di carriera, non si senta più o meno una divinità, cui manca solo l’eternità, ma che per il resto ha tutto dell’onnipotenza.
Bene, messi assieme, cosa che avviene più frequentemente di quello che si pensi, politica e giustizia, sono un cocktail letale per una nazione che si pretenda civile e democratica, sono, infatti, l’ossatura di quei poteri forti che stanno all’opposto, della democrazia e di quello che ci spacciano come paese democratico.
Eppure, gli uni come gli altri, non trovano critiche, qualunque scempiaggine compiano, segno evidente che ci hanno completamente sedati.
Tanto che, ultimamente, provo a fare in modo che non esistano entrambe le categorie: c’è un TG? Metto un film. Mi diffamano? Non querelo, semmai perdono, chè fa sangue e non strapazza il fegato come un procedimento penale che, anziché tutelare la vittima, la tortura scientificamente, anche soltanto facendo durare il procedimento più di una fase della vita.
Non so, sarà che il potere costituito, in Italia, riesce sempre a risultare intollerabile per uno spirito autonomo che non riesce a promuoversi suddito, sarà che sono fatto male, sarà perché ti amo, come direbbero i Ricchi e Poveri, sarà che in Italia chi ha potere puntualmente ne abusa, fatto sta che ho ragione e i fatti mi cosano (by Palmiro Cangini, l’unico assessore che si può sentir parlare).

















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