Storia melodrammatica di un fascicolo che si era perso, ma che seppe, come un cane abbandonato, ritrovare la via di casa.
Otto anni e quattro ore: cronaca di una pratica patriottica
C’è qualcosa di profondamente identitario, quasi antropologico, nella vicenda che mi accingo a raccontare. Una storia italiana, nel senso più pieno e meno esportabile del termine.
Anno del Signore 2017: un avvocato — ingenuo quanto basta — deposita un’istanza per la liquidazione dei compensi a carico dello Stato, nel nobile ambito del gratuito patrocinio. Atto dovuto, pratica lineare, fiducia malriposta. Poi, il nulla. O meglio: l’oblio, che è una forma più raffinata del nulla, perché presuppone una memoria che decide di non funzionare.
Passano gli anni. Non uno, non due: otto. Nel frattempo cambiano governi, pandemie, maggioranze, forse pure qualche cancelleria. Ma la pratica resta lì, immobile, come una vestale della burocrazia, custode di un tempo che non scorre.
Agosto 2025: un sussulto. Il Tribunale di Potenza — con una puntualità che definire biblica sarebbe offensivo per le Scritture — chiede all’Agenzia delle Entrate di verificare se, per caso, ricorressero i requisiti. Una richiesta che, a questo punto, ha il sapore dell’archeologia amministrativa.
L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, non si lascia intimidire dalla fretta. Si prende il tempo necessario: circa otto mesi. Del resto, sfogliare un fascicolo è attività ad alto rischio decisionale. Poi, con gesto che definirei audace, chiede un’integrazione documentale.
E qui avviene il fatto davvero anomalo. Il professionista risponde. Non dopo settimane, non dopo mesi, non dopo un opportuno letargo istruttorio. Dopo quattro ore.
Quattro. Ore.
Un comportamento che suscita interrogativi seri sull’identità nazionale del soggetto. Un italiano vero avrebbe atteso almeno una stagione, o quantomeno un cambio di governo.
Ora si apre la fase più affascinante: l’attesa del pagamento. Che, nella migliore tradizione, si colloca in una dimensione quantistica. Potrebbe avvenire tra anni, mesi, o — ipotesi ardita — domani. In questo senso, la liquidazione dei compensi non è un atto amministrativo, ma un esperimento filosofico sul tempo e sulla speranza.
La verità è che, tra il 2017 e il 2025, la pratica è stata dimenticata. Dall’avvocato, certo. Ma anche dall’ufficio, con quella leggerezza istituzionale che trasforma la dimenticanza privata in sistema pubblico.
E tuttavia, sarebbe ingeneroso parlare di inefficienza. Qui siamo oltre: siamo nella liturgia. Perché la giustizia italiana non arriva in ritardo — arriva quando non serve più, che è una forma superiore di puntualità.
“Dove non arriva Iddio, arriva la giustizia italiana”, si dice. Ed è vero: perché Iddio, almeno, ha avuto la buona creanza di fermarsi al settimo giorno.
A questo punto, non resta che alzarsi in piedi. Mano sul cuore. E intonare l’inno. Per puro patriottismo: come non sentirsi a proprio agio dopo un simile racconto? E come non sentire scorrere nelle vene quella indolente italianità che tutto lenisce? Attendere, saper attendere, è una virtù. E se a quell’avvocato hanno imposto un termine, come è ovvio che sia, per rispondere, non è per sfidarlo, ma solo per ricordargli chi comanda, come è giusto che sia in uno Stato di diritto. Di nuovo in piedi, per favore.
PS: sarebbe interessante conoscere i motivi di questa segregazione e parlo del fascicolo. Si è nascosto da solo per fare uno scherzo? Giocando a nascondino ha scelto uno stipo nello scantinato del tribunale chiuso a chiave da un passante? O, meglio, portava un numero iellato? La parte era antipatica a un commesso? Per salvare la pelle cambiava ogni giorno di posto, sì da poter durare un’eternità? Una macchia di sugo o di olio delle melanzane del panino di tizio aveva reso illegibile l’intestazione? Era finito nel cassetto sbagliato? L’avvocato è un noto rompiballe che andava punito?
Insomma il caso è aperto. Temo ne parlerà pure la televisione (come si diceva una volta) in uno di quei talk show capaci di durare anche più dell’affare trattato; oppure no, di tali rimarchevoli episodi devono rimanere solo testimoni oculari, quelli che, fatti vecchietti, possono raccontarlo ogni giorno agli stessi familiari, che, non credendogli, ripeterebbero stufati “mamma mia tu e sto fascicolo”.

















Leave a Comment
Your email address will not be published. Required fields are marked with *