Noi italiani ci abbiamo provato, ma, ammettiamolo, non è cosa nostra.
Se un giudice facesse politica applicandola al suo quotidiano lavoro, non seguirebbe solo la legge ma anche le sue opinioni.
Se uguale comportamento lo tenesse il garante dei processi democratici, temo che il risultato sarebbe lo stesso.
Quindi, come dice Mattarella, questione chiusa e risolta: Garofani è inadeguato alla funzione quindi ottimo per svolgerla e deve rimanere al suo posto.
Notizie più o meno allarmanti, riguardanti vicende comunali che afferiscono alla persona del Sindaco, intossicano l’aria in quel di Potenza. L’Autorità Giudiziaria bussa alle porte comunali e chiede le carte, perché, evidentemente, c’è un’indagine in corso. Ebbene per la maggior parte dei quotidiani locali questo fatto non ha le caratteristiche della notizia da dare. Sorbole! Pare di essere tornati indietro nel tempo, quando le notizie venivano filtrate dal governo totalitario. La differenza è, oggi e a Potenza, che il filtro non lo oppone il governo ma i giornalisti. Diamine, vuoi vedere che ora sono loro a governare e nessuno se ne è accorto?
Al parco Guevara di rione Guevara, le piccole aiuole sono tutte fornite di apposito cartello che inibisce l’accesso ai cani. Il divieto ha un senso: evitare che i cani sporchino, che i loro padroni non puliscano, e che la gente possa usufruirne senza correre il rischio di mettere una mano su una cacca. Ebbene, senza che un controllo, dico uno, venga effettuato, i cani giocano nelle aiuole, vi defecano, mentre i loro padroni fumano e ci buttano le cicche (cacche e cicche ben visibili, a occhio nudo, anche da un miope). Di che esserne orgogliosi. E non lo dice un nemico dei cani. Anzi.
Parcheggio sì, parcheggio no! Nell’ultimo scorcio di via Pretoria, sempre a rione Guevara è stata rifatta la pavimentazione, dopodichè vietato il transito alle autovetture con dissuasori buoni per dividere le carreggiate di un’autostrada (e chissà con quale dispendio di risorse), diffusa la notizia che il divieto divenisse permanente, ma invece rimossi i dissuasori e ripristinato un parcheggio più invasivo di quello precedente. Provare a stabilire con giudizio le cose prima di farle, proprio no, perché improvvisare essendo proprio del jazz lo è anche di un’amministrazione che si pretende di sinistra.
Sembrano argomenti diversi e non omogenei, ma un comune denominatore c’è, perbacco.
Si tratta della maleducazione associata all’improvvisata competenza e a una lieve tendenza per il democratico condizionato ai propri interessi, tre doti proprie del “non” cittadino, dell’arrogante presuntuoso, all’occorrenza finanche ignorante con il principale interesse per gli affari propri.
Noi italiani ci nutriamo di questo e cresciamo figli che accoltellano per il piacere di accoltellare senza neanche rendercene conto.
Un filo conduttore c’è e chi non lo vede, semplicemente non lo vuole vedere. Beato lui, camperà cent’anni, ma non arriverò mai a invidiarlo.
















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