Disney town, ovvero Potenza.

Disney town, ovvero Potenza.

La città del “padrone e sotto”.

A Potenza ci si esalta (ma in verità sono in pochi sebbene rumorosi) per la festa della birra, per i festeggiamenti del Santo Patrono e per ogni occasione di festa, di aggregazione alcoolica o evento sportivo.

Nulla di male se non fosse che questa circostanza denota una irresponsabile leggerezza buona solo per le tendenze di oggigiorno, tutte viranti sul futile andante.

Ma una città che si rispetti, pur non svalutando l’aspetto ludico, che rimane circoscritto a pochi momenti della vita, guarda soprattutto ai grandi problemi, a quel buon vivere che, vivaddio, non si esaurisce in una bevuta o in una ballata collettiva.

A Potenza, infatti, non ci si interroga sul fallimento totale dell’esperienza universitaria, se non per spararne una nuova, tipo aggiungiamo una facoltà, cosa che, e ci mancherebbe, non risolve il problema ma acuisce la spesa.

Non ci si interroga sul costante ma inesorabile spopolamento. Non ci si interroga sull’aumento della criminalità, piccola e da colletti bianchi, entrambe in costante ascesa, sebbene ben mascherate dalla inopportuna discrezionalità amministrativa e dalla pressocchè mancanza di controlli. Non ci si interroga sulla fuga dei giovani, e non solo di quelli talentuosi. Non ci si interroga sulla crisi del commercio, sulle attese ospedaliere e sui servizi pubblici, utilizzati con tale parsimonia da poterli ritenere inutili.

Non ci si interroga sulla cronica mancanza di strutture sportive, e non mi riferisco allo stadio, ma a quelle nelle quali promuovere lo sport fra i giovanissimi, i giovani e i meno giovani. Non ci si interroga sull’inesistente utilizzo del teatro Stabile. Non ci si interroga sulla miseria dell’offerta culturale, giacchè la festa della birra tutto è tranne che un evento culturale.

Insomma, a Potenza, il comportamento collettivo, ovvero quello che riportano gli organi di informazione, è come quello di un adolescente immaturo rispetto a una persona “grande” con un minimo di raziocinio: entusiasmo per tutto quello che è e rimane futile ovvero poco importante, sebbene essenziale, e le cose serie. Potenza porta ancora le braghe all’inglese ed è difficile immaginare quando deciderà di indossare i pantaloni lunghi.

E c’è chi la vede ancora più sbarazzina, quasi questo fosse il segreto per diventare una città completa, irresponsabilmente pensando, invece, a una città del divertimento, dell’oblio e della bevuta libera, quale modello indiscutibile di città dove si vive bene capace di entrare in competizione con le colleghe europee.

Roba da matti, ma, alla fine, se comandano loro, così sia. Chi non è d’accordo diventerà sempre meno un animale sociale o si guarderà intorno per cambiare residenza.

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