“Dall’Uomo al Tutorial: come i Reels hanno sostituito i Classici (e ci spiegano perfino come respirare)”

“Dall’Uomo al Tutorial: come i Reels hanno sostituito i Classici (e ci spiegano perfino come respirare)”

Manuale di sopravvivenza per l’uomo spiegato dai reels

Ormai non si vive più: si esegue.
A scorrere i social si scopre che ogni aspetto dell’esistenza è stato finalmente ridotto a tutorial. L’umanità non ha più bisogno di filosofia, esperienza o fallimenti: bastano 45 secondi con musica motivazionale in sottofondo.

Vuoi vivere fino a cento anni? Tre alimenti che i medici non ti dicono (ma il creator sì, tra una sponsorizzazione e l’altra). Vuoi erezioni imponenti oltre i settant’anni? Un signore con sguardo complice ti rivela il segreto che “Big Pharma” teme più dell’Apocalisse. Vuoi toccare terra con i palmi delle mani tenendo le gambe dritte? È semplice: sei tu che hai vissuto male finora.

Poi arrivano le trazioni alla sbarra, eseguite come se l’umanità si stesse preparando a una selezione per i Navy SEAL. La virata in piscina diventa un gesto tecnico da Mondiale. L’aglio, olio e peperoncino richiede una laurea breve in scienze molecolari applicate alla padella.

È il grande Manuale Universale dell’Occidente ansioso: come respirare, come dormire, come camminare, come meditare, come sorridere in modo performante. Ogni gesto è un’ottimizzazione. Ogni ottimizzazione è sponsorizzata. Ogni sponsorizzazione è un atto d’amore verso il tuo benessere (a pagamento).

La pubblicità non interrompe più la vita: la fonda. Prima si faceva qualcosa e poi, eventualmente, la si pubblicizzava. Ora si pubblicizza, quindi si fa qualcosa. L’ordine ontologico si è invertito. Cartesio sbagliava: non è “cogito ergo sum”, ma “sponsorizzo ergo esisto”.

E la cosa più affascinante è che funziona. Se non mantieni un minimo di razionalità e quella freddezza che una volta si chiamava giudizio critico, ti ritrovi ad acquistare corsi di meditazione quantistica, a praticare posture che neppure un fachiro del Bengala avrebbe concepito, a ingerire polveri miracolose che promettono lucidità mentale e addominali scolpiti.

Il tutto mentre ti convincono che la tua schiena è sbagliata, il tuo modo di camminare è tossico, il tuo respiro è inadeguato e il tuo passato alimentare è stato un crimine contro l’umanità.

E qui viene il punto.

Prova, per contrasto, a leggere un classico. Non un reel su “i 5 insegnamenti di Dostoevskij in 30 secondi”. Proprio il libro. Apri, che so, le Operette morali di Giacomo Leopardi. Non ti promettono addominali. Non ti spiegano come migliorare la virata in piscina. Non sponsorizzano nulla, se non una vertiginosa consapevolezza del limite umano.

Oppure sfoglia i Promessi sposi di Alessandro Manzoni: nessun algoritmo ti interrompe per suggerirti un codice sconto sulla peste. Eppure impari qualcosa sulla responsabilità, sul potere, sulla fragilità, senza bisogno di swipe.

Il classico non ti vende una soluzione in trenta secondi. Ti costringe a stare fermo. A perdere tempo. A pensare. È un’esperienza non ottimizzata, non monetizzata, non scalabile. Un gesto quasi sovversivo.

Il reel ti dice: “Puoi essere eterno, potente, flessibile, performante.”
Il classico ti sussurra: “Sei fragile, contraddittorio, finito.”

Il primo ti promette di vincere la gravità.
Il secondo ti ricorda che cadrai comunque — e prova a spiegarti perché.

Tra le due cose, sorprendentemente, la seconda è molto più liberatoria.

Il turbine dei tutorial è disastroso, sì, ma anche comico: milioni di persone che imparano a vivere da uno schermo che monetizza la loro insicurezza.
Leggere un classico, invece, non monetizza nulla. Al massimo ti inquieta. E oggi l’inquietudine non è sponsorizzata, quindi non va di moda.

Forse la vera ribellione contemporanea non è fare l’ennesima challenge.
È sedersi, aprire un libro, e non cliccare su niente.

Un gesto inutile, improduttivo, non performante.
Quasi scandaloso.

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