Quando i fatti si sostituiscono alle parole.
Come i Sumeri, gli egiziani, i cinesi, anche l’amministrazione potentina usa l’ideografia per rappresentarci le sue idee. Non bastando, o perché non ritenuta adeguata, una rappresentazione lessicale delle stesse, che, già in epoca prematrimoniale (alias campagna elettorale) trovarono nei Lego il loro epicentro progettuale, il messaggio politico-amministrativo viene trasferito alla popolazione per immagini grafiche, solidi geometrici, prudenti circonlocuzioni sceniche, velati accenni, scherzi allusivi.
Difatti, ogni azione amministrativa, a oggi, posta in essere, apre una finestra, dalla quale il panorama è ampio, o per meglio dire vuoto, riempibile da ognuno a modo suo.
Per esempio le sdraio in piazza, estemporaneo accadimento estivo del 24, non ripetuto e chissà perché, si spiegava con la ricerca della serenità attraverso la visione dello scorrere delle nuvole o della immobilità stellare. Quindi l’idea era “viviamo più lentamente, accontentiamoci della ricchezza che ci offre madre natura, apriamoci all’infinito”. Una gran bella idea.
Quest’anno i vasi vistosi che, come dei particolari colorati in una foto in bianco e nero, quale appare piazza Prefettura al colpo d’occhio, spiccano a sottolineare che la vita ce la possiamo colorare da soli, anche quando tutto sembra ingrigirsi. Gran bella idea.
I gerani sui balconi comunali e proprietà sindacali, stanno a significare la medesima cura della cosa pubblica siccome delle proprietà private. Ecco qui l’idea del diritto amministrativo (cura degli interessi pubblici) che si sposa col diritto privato, nella uguale iconica rappresentazione scenica del mio che si confonde col nostro (giammai il contrario); grandissima idea.
La nuova toponomastica, grigia, a differenza dei vasi della piazza, quale simbolo della neutralità della tradizione nei confronti dello scorrere del tempo, il cambio dei nomi, l’elastica interpretazione della tradizione, le nuove dediche a personaggi sconosciuti dal popolo (Pietro Rosano, ministro del governo Giolitti, con emblematica evidente speranza che un domani potremo intitolare anche, tipo, una via a Salvini non foss’altro che per ringraziarlo di averci regalato la giunta più incolore della storia potentina col suo scorso sindaco), la loro collocazione, tanto stramba quanto rivoluzionaria, deturpante quanto funerea, ma a ricordarci che tutti si deve morire; tutto materiale, appunto, ideografico, dal quale desumere, presumere, interpretare le idee politiche.
Uno sforzo richiesto ai potentini, abituati alle promesse e non educati al concreto agire, incapaci ancora di capire, ma da un punto di vista conformistico ben maturi, avendo sostituito alla pretesa di capire bene, la pace di sentirsi in armonia con la massa che lo attornia, fideisticamente, come si addice a un ex suddito ancora non interamente affrancato.
Insomma, una nuova frontiera, annunciata dai Lego e corroborata dai giardini pensili del sindaco che, caro potentino, un giorno potrai realizzare pure tu, se anche a te, come immagino, basterà una Scia, che, come a Milano, un Tar riterrà bastevole per una tettoia in virtù dell’ideografico progetto di una Potenza fulcro d’Europa.

















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