CI SCUSIAMO PER IL RITARDO, MA NON PREOCCUPATEVI, PRIMA O POI I LAVORI FINIRANNO.

CI SCUSIAMO PER IL RITARDO, MA NON PREOCCUPATEVI, PRIMA O POI I LAVORI FINIRANNO.

Ci siamo abituati all’inefficienza della burocrazia, ai suoi ritardi, alle sue spavalderie, alle sue tracotanti manifestazioni di mancanza di rispetto. E se protesti ti fanno nemico.

Sembra ombra di dubbio alcuno deve essere noto al mondo la resilienza del potentino. Infatti non è tanto il ritardo nel compimento di un’opera, chè è cosa naturalmente congenita nel DNA italiano, ma è la beffa di leggere sul cartello che accompagna ogni opera pubblica la data di ultimazione dei lavori anche a distanza di mesi se non di anni.

Sembra una sottile, e neanche tanto, presa in giro, un esempio di sarcasmo burocratico. Diamine, almeno levatelo quel cartello oppure aggiornatelo.

Se la data di scadenza dei lavori arriva senza la fine lavori, devo supporre che si stabilisca un altro termine, e così esponendo il cartello aggiornato, si può alimentare la speranza che un giorno i lavori finiscano. Se poi, scaduto il termine non se ne programma uno nuovo, beh!, allora, come si dice, ciccia. L’amministrazione di turno potrà impiegare tutto il tempo che vuole, senza dover dar conto a nessuno, nemmeno al passante che, leggendo la data scaduta come su una scatola di yogurth, farà spallucce mormorando “come al solito”.

D’altro canto a uno sbeffeggiamento simile il potentino non oppone resistenza, non reagisce, incassa, quasi il ritardo non toccasse lui ma tipo a un barese e quindi, che gli frega.

Strano modo di subire la cattiva burocrazia. Ma devo presumere efficace, visto che ci si comporta così a Potenza da quando venne inventata la burocrazia. Questa, invece, si alimenta del suo malfunzionamento: più non funziona, più si accresce il suo potere, giacchè di fronte ha una politica che non sa quali siano le sue prerogative.

Ci siamo abituati all’inefficienza della burocrazia, ai suoi ritardi, alle sue spavalderie, alle sue tracotanti manifestazioni di mancanza di rispetto. E se protesti ti fanno nemico. Cioè se reclami un tuo sacrosanto diritto ti fanno nemico. Te ne freghi del fascismo. Lo stiamo vivendo ora il più strisciante fascismo burocratico: raccomandazioni, ritardi, indifferenza, spocchia, corruzione, tutto il peggio, tanto che quando un servizio funziona ci illuminiamo come un bambino di fronte ai regali di Babbo Natale. Una lieve forma di cronica idiozia ci accompagna in questo percorso a ostacoli, questo campo minato della nostra vita: più la burocrazia ti tratta male e più pieghi la testa per il timore che possa andare ancora peggio. Come un suddito di fronte al sovrano crudele, che, preso a calci, ringrazia per evitare una umiliazione maggiore.

Ma, per una volta, levatelo quel cartello che testimonia la vostra incapacità e sostituitelo con un altro che magari trovi scritto:

CI SCUSIAMO PER IL RITARDO, MA NON PREOCCUPATEVI, PRIMA O POI I LAVORI FINIRANNO.

Io mi sentirei più rispettato.

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