La demagogia, il tifoso e l’erba cipollina.
Come localizzare uno stadio, trattandosi di scelta urbanistica, non può essere delegata alla passione del tifoso, neanche per scherzo.
La scelta comporta valutazioni tecniche, ma soprattutto si inserisce in un contesto di sviluppo urbanistico che non può essere fatta isolatamente, ma deve comprendere tutta la città proiettandola da qui a una trentina d’anni, prevedendone l’eventuale sviluppo, progettando anche la futura viabilità. Per questo esiste una rigida legislazione a riguardo.
Quindi chiedere al tifoso o al cittadino di esprimere la sua opinione, facendola contare, poi, sui piani istituzionali, è un atto di demagogia ingannevole. Giammai, infatti, la politica potrebbe subire un condizionamento per una questione tecnica collegata allo sviluppo dell’intera città e, se lo facesse, sarebbe gravemente irresponsabile.
Quanto alla piscina olimpionica, che sicuramente non è un bisogno né primario e neanche secondario della città, questa costituisce una maniera per spendere soldi che non si riesce a immaginare con una migliore destinazione, per la cecità, pare congenita, dei nostri amministratori.
Se si fossero programmate scuole con palestre sarebbe stato un serio investimento, ma una piscina olimpionica è davvero un’ oasi nel deserto che tende a soddisfare solo chi per primo ha avuto un’idea. Misero risultato di una misera programmazione.
Insomma roba da pazzi, considerate le priorità vere.
Ma di questo solo è capace la nostra politica, da taluni perfino osannata, ma, in effetti, meritevole di una bocciatura con calcio nel sedere e lode alla rovescia.
Se si calcola l’utenza effettiva della piscina, parametrandola anche sul fenomeno dell’emigrazione sportiva (e mi riferisco a quelli che vanno a nuotare alla piscina di Pignola-Pantano, cioè pochissime unità), quella di Montreale è sufficiente e tanto basterebbe a far investire meglio i soldi, ma il fascino di ripetere la parola “olimpionica” è troppo forte, fa tanto amministratore lungimirante e impegnato, figuriamoci, quindi.
Tornando allo stadio, è doveroso ammettere che il problema di una sua localizzazione è vecchio e nessuna amministrazione ha saputo o voluto risolvere, con la coerenza che comporta una visione dello sviluppo cittadino inesistente. Eppure abbiamo sempre avuto sindaci, assessori ai vari rami e un piccolo esercito di consiglieri, tutti inadatti a progettare, sintomo di un livello politico da numeri decimali compensato da un elevato grado di pressappochismo oserei dire cromosomico.
I risultati, del resto, sono sotto gli occhi di tutti e se l’unica piscina esistente risale agli anni sessanta, vuol dire che altri sessanta non sono stati sufficienti a creare altrettanta lungimiranza e disegna un alone di capacità progettuale degli amministratori che c’erano una volta, in città. Sì, solo in città, perché i grandi politici lucani ci hanno portato in dote, a livello regionale, solo una sbilenca superstrada, i treni della Rivarossi e solo un’ipotesi di aeroporto.
I tempi sono cambiati ma irrimediabilmente in peggio.

















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