Basilicata, regione a Statuto Speciale.

Basilicata, regione a Statuto Speciale.

Un’idea. Pensa tu.
Un’idea, e che roba è?

Se fossi un politico lucano proporrei l’istituzione della Basilicata regione a statuto speciale, sì, come Sardegna, Sicilia, Trentino, Friuli e Valle d’Aosta.

Dice e perché?

Per una barca di motivi.

Innanzitutto perché il nostro territorio, logisticamente, è difficile da gestire. Totalmente privo di infrastrutture, senza treni, aeroporti e vie decentemente percorribili, necessita di una rifondazione strutturale che lo porti a un livello adeguato per poter competere e contribuire meglio al benessere locale e generale.

Poi perché va arginata la diaspora lucana, cioè la dispersione di lucani costretti per mille motivi a cercare fortuna fuori regione, con conseguente calo costante demografico, dato che dovrebbe preoccupare e non poco, ma che pare lasci tutti indifferenti. A tal proposito chi rimane pone in atto un comportamento se non eroico, quasi eroico, su questo non è ammesso dubbio. Sono convinto che “i lucani nel mondo” ormai siano più dei lucani in Basilicata.

Poi, ancora, perché il nostro territorio è quello più ricco di greggio e, pur portando soldi alla patria, non ne ricaviamo che spiccioli che, peraltro, riusciamo pure a gettare dalla finestra.

Infine perché abbiamo la burocrazia più incapace d’Italia, e basta guardare alla ricchezza di acqua e alla concorrente abilità nel perderla in rivoli di cattiva o inesistente manutenzione, per farsene un’idea compiuta. La nostra burocrazia, e la nostra davvero misera politica, hanno dimostrato di avere la vista di una talpa, promuovendo a generali i galoppini di ieri. Bisogna quindi rifondare tenendo conto solo delle nostre peculiarità scadenti e lavorare su questi dati sconfortanti.

Tutte queste sono ragioni superiori a quelle che portarono i costituenti a istituire le attuali regioni a statuto speciale.

Come fare?

Si potrebbe cominciare con un bel programma, a reti unificate, mettendo assieme cioè le labili forze di tutti i partiti, di sensibilizzazione a riguardo, una maniera come un’altra anche per tornare ad avere fiducia nella nostra politica, giacchè, ormai, è andata tutta dispersa. Una maniera per sentirci per una volta tutti orgogliosamente lucani, e non già potentini, materani o melfitani, per creare più attaccamento e sentirci un popolo. Anche per cominciare ad avere quella dignità civica anch’essa dispersa con una adottata maschera, e non solo, di eterna sudditanza, una maniera, infine, per misurarci con le nostre forze, attraverso percorsi democratici che sappiano anche creare una nuova classe dirigente, giacchè quella che c’è ha dimostrato di non saper neanche far funzionare un treno a giugno o di tappare una perdita di acqua pubblica, mentre io dovrei lavarmi i denti col cronometro e magari evitare di lavarmi i piedi troppo spesso.

Ecco un’idea politica che regalo a chi saprà farne il giusto uso. Ma come ogni consiglio non pagato non ne farà niente nessuno, anche perché, diamine, da dove si dovrebbe cominciare? Troppo difficile per i nostri giganti politici. Troppo arduo. Meglio vivacchiare, meglio barcamenarsi fra un incarico a Fuffi, un occhio chiuso per Dick, un posto fisso per Kira, cioè per la eterna e insaziabile pletora di cagnolini fedeli.

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