Associamoci per denunciare.

Associamoci per denunciare.

Requiem per partiti e sindacati.

La classe politica italiana è sostanzialmente ignorante. E anche sfaticata. Abbonda solo di autoreferenzialità, della quale, in buona sostanza, non sappiamo cosa farcene, dal momento che non è di nessuna utilità, non solo, ma è una zavorra insopportabile, per tutti gli amministrati.

Il suo linguaggio è scadente, segno evidente di scarse letture e inaffidabili studi. Quindi è anche un cattivo esempio.

Il fatto, poi, che accedere alle cariche politiche non necessiti di un titolo di studio, autorizza a ritenere quest’ultimo un sacrificio inutile.

Fra la classe politica e cittadinanza, e lo si ripete da anni e anni, si è creata una frattura, non solo insanabile, ma progressiva tanto da far pensare che a breve parleranno lingue diverse e reciprocamente incomprensibili. I partiti, che erano un giusto corpo intermedio (si dice così) sono falliti in questa missione e non se ne rendono neanche conto. Il sindacato, altro ex brillante corpo intermedio, vegeta fra carriere dei singoli e tavoli da istituire, non fa niente se poi non si istituiscono o non contano una cippa. Il fenomeno associativo classico è in netto declino, anch’esso assolutamente autoreferenziale.

Una frattura definitiva fra classe politica e cittadinanza non è auspicabile, se non per costruire qualcosa di totalmente nuovo, distruggendo e poi ricostruendo. Quindi come si esce da una democrazia tanto poco democratica da sembrare più una burla che una realtà?

Ricreando i corpi intermedi che soprattutto facciano da filtro per le carriere politiche, senza del quale la politica rimane preda di ignoranti e furbi avventurieri.

Scontato che non sono riproponibili i partiti di una volta o i sindacati di una volta.

L’ultimo serio corpo intermedio lo ha costruito di recente Grillo, col primo M5S, ignorando, però, la parte più importante e cioè quella di creare una classe politica, anzi immaginando che di questa non ce ne sia bisogno, commettendo un errore storico. Ha unito con un forte collante cittadinanza e classe politica, ma poggiando tutto su basi di sabbia. Questa recente esperienza, tanto brillante quanto effimera, merita riflessione.

C’è bisogno di partecipazione, in qualche maniera di contare qualcosa nel panorama sociale. I social ne sono la prova più concreta, ma rimangono anch’essi effimeri, senza riuscire a costruire niente.

Io credo che un corpo intermedio serio può solo partire dalla denuncia, dalla difesa della dignità civica, dalla nobiltà degli intenti (sconosciuta da anni, sebbene proclamata a più voci). Unirsi per protestare, per chiedere, per denunciare. Quale forma di partecipazione utile può immaginarsi più di questa? I partiti nascono ormai per “spartire”, non per denunciare e porsi come esempi, o per avere un’idea. Denunciare richiede in qualche maniera irreprensibilità da parte di chi denuncia, quindi è una maniera per educarsi e per educare. Quando Grillo restituiva parte del compenso ai cittadini, si educava educando. Troppo bello per durare, ma funzionò. Unirsi nella denuncia crea quella chimica necessaria per cementare gli animi e migliorarsi: chi denuncia non può farsi trovare con le mani nel sacco, pena la dequalificazione della propria denuncia.

Un’associazione di denuncia, ecco, di qualsiasi cosa non funzioni, dalla esagerata tassazione ai lavori affidati al caro amico, dal concorso truccato all’affidamento di comodo, dalle raccomandazioni alla corruzione, dall’anarchismo civico all’incoerenza politica.

Non vedo alternative. Gli animi vanno svegliati, l’orgoglio civico va coltivato, la competenza va stimolata e costruita.

E ho detto quasi tutto per oggi.

(Cavolo come funziona Ozempik).

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