Al referendum io voto contro la dittatura della magistratura.

Al referendum io voto contro la dittatura della magistratura.

Le ragioni del sì

In Italia non si riesce proprio a fare una cosa seriamente dall’inizio alla fine.

Prendete la riforma sulla separazione delle carriere. I richiami al fascismo sono ridicoli e fuorvianti, per esempio. Gratteri, poi, ci informa che con la riforma la giustizia sarà solo per ricchi e potenti. Già, perchè ora no. Ma roba dell’altro mondo.

Io dico solo che stiamo vivendo uno strano periodo, caratterizzato dalla dittatura di poche oligarchie. I ricchi, che conservano la posizione, come in ogni epoca e stagione, si parlasse dell’Impero Romano ovvero del XV secolo. I religiosi e, ormai, anche, i magistrati, che dispongono di tutto e di tutti. Nella sostanza si fanno le leggi processuali, le applicano secondo le interpretazioni più varie, a seconda dell’occorrenza, fanno durare i processi un’eternità (e la prova che dipenda da loro sta tutta nella diversa capacità produttiva che esiste fra di loro) e si inventano regole-trabocchetti per eliminare il carico delle pendenze, cioè del loro lavoro, con sanzioni monstre, campi minati e decadenze sparse.

La loro dittatura sta tutta, anche e per esempio, nella libertà di rinviare una causa anche a un anno per un presunto carico eccessivo di lavoro, cosa possibile solo a loro, quasi che il loro orario di riposo non possa essere turbato da un sabato di lavoro in più o una nottata sui fascicoli, pena la fine del mondo. Oppure nella possibilità di non tenere un’udienza penale o civile per un qualsiasi motivo, mandando a casa testimoni, avvocati e parti, che, semmai, avevano davvero altro di serio da fare, invece di un viaggio a vuoto. E’ rinvenibile, anche, nel poter violare i termini loro imposti per il deposito di un provvedimento, che sia una sentenza o un’ordinanza urgente, oppure nello scadenzare le udienze civili a distanza di mesi e mesi in barba a quello che viene indicato nel codice. Ma anche nella libertà di sbagliare, non dovendo mai pagare per i loro errori, quand’anche gravi e grossolani.

La chicca sta, anche, nell’orrore che mostrano, i magistrati, nella scelta del sorteggio: quasi che non siano tutti, e se lo dicono da soli, capaci di giudicarsi fra di loro. Allora pensate ai cittadini. In buona sintesi non vogliono essere governati da un giudice qualsiasi, ma vogliono sceglierselo, mentre a noi tocca il cosiddetto giudice naturale, cioè quello che capita.

Un mondo a parte, il loro, circondato da pianeti di servilismo o di terrore.

Ricordo le migliaia di volte che, rappresentata una urgenza, seria e provata, abbiano fatto spallucce mostrando la stessa indifferenza che si mostra per i numeri, cioè per la rappresentazione processuale dei dramma che vivono nelle cause.

Da tangentopoli in poi seminano il terrore. E non mi riferisco solo alla giustizia penale, ma abbraccio anche ovviamente quella civile e quella amministrativa, tutte capaci di ribaltare un governo, statale, regionale o cittadino, rovinare una vita, bloccare un lavoro, bruciare in un attimo principi consolidati.

La giustizia dovrebbe riguardare la patologia. In Italia gestisce il quotidiano. Un’anomalia impressionante.

E se a questa dittatura, aggiungiamo quella dei partiti, siamo bell’e fritti.

Fritti, arrosolati, bruciati.

PS: se quanto scritto, si può pensare attenga poco al tema referendario, risponde che, parimenti, attiene poco il fascismo, l’assoggettamento dei giudici al governo, e tutte quelle sciocchezze che si sentono dire.

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