Aiuto! La giustizia!

Aiuto! La giustizia!

La patologia della società come arma di terrore.

La giustizia, i processi, i PM, i magistrati, tutto necessario ma rendiamoci conto che riguarda una parte residuale della società e della nostra vita. Riguarda la patologia dei rapporti sociali, non la loro normalità. E una situazione patologica è una situazione marginale, giammai fondamentale.

Invece la vita degli italiani ruota attorno alla giustizia e i magistrati si sono convinti di essere il palo attorno al quale sfila la vita del paese.

Il magistrato è, invece, come il chirurgo che interviene solo se necessario, ma che non caratterizza le nostre giornate con la sua presenza. L’immanenza dei magistrati sulla nostra vita, che li fa somigliare un po’ a Iddio, sebbene in terra, è a sua volta un aspetto patologico che ha assunto, da malata, la nostra società.

La cronaca giudiziaria, in tempi nei quali si dava un cincinin di valore al merito e al paese, era confinata nella quinta o sesta pagina dei quotidiani e, non avendo granchè rilevanza, manteneva la classe dei magistrati coi piedi per terra; in buona sostanza non si ritenevano, e giustamente, l’ago della bilancia di ogni qualsivoglia battere di ali.

Ecco, l’invasione, talvolta con toni da orda barbarica, che ha assunto l’opera della magistratura in ogni campo, da quello legislativo, che pur non le compete, a quello politico, che vieppiù non le compete, con sfumature, anche ben caratterizzate, di moralismo da quattro soldi, ha fatto esondare “la giustizia” dall’alveo che le tocca. Un’alluvione perenne, l’entità dei cui danni, è economica quanto psicologica.

L’Italia, politica inclusa, ha paura della giustizia. Non tifa più per lei, come ai tempi di Di Pietro, momento in cui la giustizia scalò gli indici di gradimento italiani, ma ne ha terrore. Finire nelle maglie della giustizia significa entrare in un tunnel dal quale, se si esce, si esce malconci, diversi, amputati di qualcosa, anche quando non si è colpevoli o comunque, in qualsiasi ambito giudiziario, da condannare. E poi se ne esce spennati economicamente e distrutti socialmente. Una tragedia che coerentemente vede, per i condannati, la detenzione come corollario della barbarie giudiziaria, con condizioni di vita condannabili e condannate, condizioni che suggeriscono come la detenzione, in Italia, sia qualcosa di simile alla tortura, che, vivaddio, sarebbe stata abolita già da qualche secolo.

L’Italia costituisce un sistema drogato, falsamente democratico, dove oligarchie di diverso tipo e d’intesa si spartiscono il bottino, ecco.

Val la pena di ricordare come un sistema democratico è molto più severo di un sistema totalitario. In democrazia è il cittadino che si autodetermina nel rispetto degli altri e delle regole condivise, mentre nei sistemi totalitari tale rispetto viene imposto. La differenza è sottile ma determinante e, una democrazia che non si basi su un senso civico perfetto, semplicemente degenera. Peraltro, la presunta mancanza di libertà di pensiero è pressocchè identica, ma mascherata nella nostra democrazia, capace di escludere e isolare il pensante diversamente, con sistemi solo più sofisticati, ma perfettamente funzionanti, di quelli totalitari.

Meno magistrati in prima pagina, quindi, meno reclame per indagini e processi, liberi, finalmente, senza paura, come ogni società davvero civile.

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