Un fallimento che è un tradimento.
Arrivare al governo della regione, per così dire, vergini, cioè incontaminati da alcuna degenerazione di potere, con le sue innate deviazioni, era un’occasione unica, irripetibile, imperdibile.
E invece è stata persa, dilapidata, sui binari della più consueta e ingorda tradizione di potere.
Il centro destra, che per la prima volta approdava al governo regionale, doveva avere il desiderio cromosomico di mostrare che anni di opposizione avevano forgiato un popolo politico dedito all’interesse pubblico e non a quelli di bottega. Anziché coltivare cultura di governo, hanno scimmiottato l’esercizio di potere che per decenni avevano condannato, provando a esserne per una volta protagonisti e, come spesso accade, non c’è peggior padrone di chi è stato servo per una vita. E quindi anziché coltivare idee, hanno coltivato ambizioni. La brama di conquista dei posti utili e a disposizione ha investito tutti, stravolti dalla gioia di essere finalmente approdati al potere.
Non più politica ma spartizione, irresponsabile sistemazione dei fidi scudieri, se non addirittura, dei principali interpreti di una decennale opposizione. Ora, ancora non sazi, aprono crisi di governo senza spiegarne le ragioni politiche, che, semplicemente, non esistono.
La rabbia sta tutta nel fallimento di anni di battaglie di opposizione, durante i quali, tuttavia, c’era chi aspettava sul balcone le briciole di un centro sinistra onnivoro, che pur dovevano avanzare e avanzavano.
Oggi non so se qualcuno dei compagni di viaggio già fosse in mala fede e non mi interessa saperlo. So che oggi sono la controfigura dei protagonisti degli anni bui di un De Filippo o di un Pittella, col quale ultimo pure si sono accordati, ubriachi e sempre assetati di potere.
Gettando alle ortiche questa storica occasione di fare, appunto, la storia, oggi si confondono con i loro avversari, dicono le stesse cose, fanno le stesse cose, marionette con un copione unico che si scambiano ogni tot anni.
Le istituzioni sono state sconfitte da questa politica degli affari e delle carriere, occupate stabilmente da chi pensa alla propria carriera e ai propri fidi, gente che, l’interesse pubblico, inteso come impegno per crescere e vivere meglio, tutti, non solo loro, è un oggetto non identificato.
Il fallimento è dietro ogni iniziativa pseudo politica, gli uffici brancolano nel buio, senza una idea. Non si salvano i comuni, vivaddio, in un concerto di incapacità generalizzata e trasversale.
Si poteva fare la differenza. Si doveva fare la differenza.
La politica ha dimostrato di avere una sola faccia. La moneta ne ha due, ma mai la stessa. La nostra politica sì, come la giri vedi sempre e soltanto bava alle fameliche bocche. Mentre una regione si deprime, non cresce, anzi, in una sorta di miracolo alla rovescia, riesce ad andare sempre peggio.
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