Ravanelli a cena

Ravanelli a cena

La democrazia non è per tutti.

Gli intrecci fra mondi diversi, come politica, imprenditoria, giustizia e istituzioni, mondi che dovrebbero vivere di una totale autonomia, quando invece fioriscono, inesorabilmente stingono i colori più vivi della democrazia. Questa diventa opaca e si trasforma nel potere assoluto di quelle persone che rappresentano, appunto, quei mondi nati distinti anche per vicendevolmente controllarsi a garanzia della giustizia sociale.

Una democrazia condizionata da questi intrecci diventa una piovra che può arrivare ovunque.

Questi intrecci sono tipici dei territori mafiosi e finiscono per condizionare ogni attività potenzialmente produttiva, ma non disdegnano anche quelle zone confinanti e meno produttive che possano avere una qualche influenza sui suoi traffici. Penso, per esempio, all’informazione, che, se tenuta sotto controllo offre un contributo consistente al sistema, rifinendone i particolari e assumendo anche il ruolo di colpevolizzare chi rimane fuori del sistema e di rendere gloria a chi davvero comanda. Oppure penso allo sport. Non di rado, infatti, nei territori malavitosi le maggiori manifestazioni sportive sono finanziate e gestite dal sistema che, in questa maniera, si rende meritevole di rispetto per l’ora di svago che consente alla massa ormai resa passiva e inerme.

Ed è proprio la maschera della democrazia che rende questi sistemi inattaccabili e totalitari, attraverso il controllo di ogni stanza dei bottoni esistente.

Il popolo, per lo più vessato, caricato di tasse, privo di speranze che vadano oltre un sabato a cena fuori e la settimana al mare e la partita alla domenica, rimane così privo anche degli strumenti utili per la salvaguardia del livello minimo di dignità e retrocede alla posizione di suddito al quale si sottrae anche il senso critico.

In questi sistemi, anche l’arte decade, perché a risaltare è l’arte di chi comanda che si inventa anche poeta, cantante e narratore.

Mentre nei sistemi dichiaratamente totalitari, sebbene clandestinamente, si rafforza lo spirito ribelle, nei sistemi mafiosi vale l’anestesia generale delle menti, prese in giro dall’alea della presunta democrazia che lascia spazio a tutti, per negarlo, invece, nella maniera più assoluta a chiunque, soprattutto se spirito libero.

E’ più facile a una democrazia taroccata condizionare i momenti elettorali che a una dittatura controllare i movimenti clandestini. Né vale additare l’astensionismo quale causa del cattivo funzionamento della democrazia, giacchè per diventare candidato, devi avere un partito di supporto che quel sistema tende a tutelare e quindi a chi vota rimane solamente la scelta del boia, del secondino, dell’operatore socio sanitario che ti mette la camicia di forza, null’altro.

Questo mio potrà sembrare il discorso di un folle alienato, ma la storia è piena di testimonianze che mettevano in guardia e passavano per pazze, salvo essere rivalutate a babbo morto.

La politica è il primo bluff, perché il sistema è assolutamente trasversale, apolitico, senza ideali, pragmatico, superiore di livello. E’ sempre una questione di uomini, non di regole, e quando si consente il venir meno dei controlli, quelli veri, certi uomini prendono il sopravvento, si associano e arrivano finanche a pensare di essere il bene dell’umanità.

Io non ho paura della destra fascista o della sinistra comunista o del centro moderato, ho paura dei sistemi che la nostra democrazia partorisce senza neanche provare dolore, e, in Italia, non c’è stata parte politica capace di avere come programma la difesa dei diritti minimi della democrazia e del malaffare. La prova è sotto gli occhi di tutti, non fosse così, non avremmo inventato la mafia e non l’avremmo esportata come il made in Italy più raffinato.

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