Ma chi le pensa certe cose?

Ma chi le pensa certe cose?

Ogni anima desidera.

“E’ bello quello che piace” è un detto che inneggia alla relatività più assoluta e si sposa con l’altro detto popolare che “ogni anima desidera”, che, magicamente fa apparire bello anche quello che proprio, ma proprio non lo è.

E’ evidente, però, che una categoria di “bello” oggettiva esiste, salvo l’apprezzamento che poi ognuno può averne.

Le due sfere, quindi, quella del bello oggettivo e quella del bello che piace, corrispondono alle altrettante due sfere che coinvolgono una generalità di persona da un lato e la sfera più strettamente personale, dall’altro.

Per esempio, a casa mia, potrà trionfare il bello che è bello per me e anche solo per me; la mia macchina potrà avere il colore che piace a me, anche se poi è un pugno nell’occhio o è di una normalità impersonale.

Ma se devo, sempre per esempio, progettare l’arredo pubblico di una città, ecco che le scelte personali dovrebbero rimanere a casa propria e non entrare nelle scelte di interesse pubblico; diciamo che in questo caso sarà il bello oggettivo, giammai quello troppo relativo personale, che dovrà imporsi.

Ora, deturpare un portale in pietra e antico, con un’insegna toponomastica come si vede nella foto, significa pretendere di trasformare il bello personale in bello oggettivo, con la conseguenza che se l’amministratore, o progettista, o incaricato al “tutt’a posto”, ha un gusto limitato, per non dire pessimo, e trova quella insegna su quel portale qualcosa di bello e la impone a una città, vuol dire doversi aspettare di tutto.

Le scelte di arredo urbano, la localizzazione delle insegne, il tipo di insegna stessa, devono essere il frutto di scelte oculate basate sul bello oggettivo, non quello che si potrebbe apprezzare (?) nell’ambito privato di chi impone appunto queste scelte. In altri termini uno scempio come quello della foto, nulla questio se fosse perpetrato nella proprietà privata del funzionario o dell’assessore o di chi ci ha messo mano, ma quel “bello” dell’ “ogni anima desidera” imposto alla città con conseguente imbarbarimento dell’aspetto che una parete antica non merita, fa molto male e diseduca alla coltivazione del bello oggettivo, che pur andrebbe studiato, soprattutto dagli amministratori che davvero non possono, nudi e crudi, decidere di intraprendere la strada dello sciatto e del brutto per tutta una cittadinanza.

La verità è che se la democrazia consente a chiunque di diventare Presidente della Repubblica, la decenza dovrebbe impedirlo, pretendendo che certi incarichi siano assunti da chi ha un minimo di cultura del bello. Il che significa competenza assoluta, non quella autocertificata o che si presume portata in dote da una manciata di voti, chè questo miracolo è semplicemente impossibile.

In una città che fiorisce ogni giorno di più, con i gerani pubblici, per favore, fino alla sua eliminazione, coprite quella insegna toponomastica con un bel vaso di gerani.

1 comment

Posts Carousel

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *

1 Comment

  • Francesco Paciolla
    27 Luglio 2025, 18:05

    …che dire Luciano..?….l'unica cosa da fare è denunziare il sindaco…per tutte le storture presenti in città e propugnate da lui….lasciare la denuncia alla Caserma dei Carabinieri…far intervenire l'Organo di Controllo…quello regionale…sulle delibere comunali dell'ultimo periodo….per intenderci quelle attinenti alle nuove lapidi toponomastiche ( con le relative spese ) …quelle di marmo grigio…riferite alla toponomastica cittadina…raccogliere le firme per far togliere da piazza Prefettura i vasi colorati….

    REPLY

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos