L’aristocrazia naturale, quella della virtù e del talento

L’aristocrazia naturale, quella della virtù e del talento

Se non leggessi chi altro sarei?

Un personaggio potentino, decenni orsono, quando voleva descrivere un vino come non eccezionale tendente allo scadente, lo definiva democratico.

Ecco il difetto principale di una democrazia, scadere della mediocrità, delle istituzioni, dei rappresentanti, della burocrazia.

A un tanto si perviene se si fa passare il concetto che chiunque può fare qualsiasi cosa. Un po’ come voleva farci credere Grillo, che, immagino, su questo si sia ricreduto, fagocitato da personaggetti plasmati da lui.

La verità è che una democrazia non è davvero tale se non contiene una dose di aristocrazia, beninteso quella “naturale”, cioè quella della virtù e del talento. Senza questi attributi una democrazia degenera, si impoverisce, devia, si corrompe.

E’ quello che succede da anni in Italia, con un parlamento dove di virtù e talento, se ne rinvengono solo tracce, con enti locali minori frequentati da disoccupati in cerca di uno stipendio, ovvero da avventurieri che non pensano neppure di aprire il regolamento comunale e buttarlo giù a memoria, prima di candidarsi.

Ma la dittatura del consenso comporta questo tipo di degenerazione: io ho tanti voti? E faccio il consigliere comunale, a dispetto della virtù e del talento.

Così i partiti gestiscono gli enti, senza contare su virtù e talento ma fidandosi solo della fedeltà, della certezza della filiera, del rapporto gerarchico.

Ma senza virtù e talento è notte fonda e vince la furbizia, il malaffare, in un contesto di incredibile superficialità e ignoranza.

Le “Iene”, anni fa, giocavano a porre domande strambe ai parlamentari che transitavano nei pressi di Montecitorio. All’epoca era un gioco che non mi piaceva per la sua crudeltà. Oggi devo dire che serviva a scoprire quanto poca virtù e quanto pochi talento e conoscenza avessero i nostri rappresentanti.

Poi, con la scelta degli eleggibili da parte dei partiti, non occorre neanche avere un gruzzolo di voti per finire in Parlamento, cioè non è necessario neanche dar conto ai propri elettori, perché basta dar conto al partito, che alla fine, non è altri che una persona. Pensa te!

Quindi viva la democrazia, ma quella che non riesce a fare a meno dell’aristocrazia naturale, quella che ci fa diversi e ci destina ognuno a un ruolo altro, più o meno importante, senza che i principi di uguaglianza e di parità di diritti rimangano compromessi neanche per un secondo.

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