Dal patto dei Lego alle disfatte romane.
Una delle pratiche più diffuse, in tempo di barbarie morali, è additare i fallimenti altrui, e, dal momento che, pare, questa sia l’unica lingua spendibile perché l’unica comprensibile, varrà la pena sottolineare quello, di fallimenti, del Comune di Potenza, annotabile come quello dell’anno.
Nonostante le fanfare, i tromboni, la banda musicale, abbiano accompagnato le eroiche gesta della politica comunale, sebbene queste gesta abbiano significato l’eccellenza del nulla cosmico, i risultati che oggi possiamo leggere sono da ripetente ultimo, ancora, della classe: un disastro.
Non si salva nulla. Una politica economico-finanziaria basata sull’elemosina, per quanto munifica, della regione, è una politica inetta e ingenua, giacchè basata sulle promesse che, in politica e non solo, sono sintomo di totale mancanza di capacità di autodeterminarsi.
Ancora. Una politica basata su una burocrazia scadente, come lo è una burocrazia che dimostra di inventarsi appalti illegittimi, è una politica di cartapesta, buona per il teatrino della domenica e nulla più.
Una politica la cui programmazione è pari a quella che un perdigiorno fa del suo sabato sera, non è semplicemente politica, ma la sua, brutta, caricatura.
Ma veniamo al consuntivo di fine anno, proseguendo a ritroso nel tempo.
Appalto Coni. Il vincitore è persona nota, perché già affidataria di appalti ottenuti per chiamata diretta. Ma hanno commesso grossolani errori, in prima battuta perdonati da un Tar troppe volte bastonato dal Consiglio di Stato, errori che, se isolati, potrebbero costituire un caso, ma se ripetuti, come nel caso della ex scuola Torraca, sono sintomo di un malfunzionamento le cui cause sarebbero tutte da appurare, politicamente e non. Con lavori cominciati nonostante la (facile) previsione di un esito giudiziale negativo, e chissà, forse proprio per questo.
Caso, appunto, Torraca. Situazione analoga, con strascico di un rischio, anzi ben più di un rischio, di un obbligo di risarcimento milionario.
Due gare progettate, effettuate e concluse nel giro di poche ore.
Scale mobili. Verranno chiuse a fine anno. La fine di un coma durato anche troppo. Più proroghe non sono bastate a convincere il Comune a programmare la spesa. Ci sarebbero da fare due conti, ma, a occhio e croce, era una spesa ben programmabile da questa amministrazione come da quella precedente, senza aspettare l’elemosina regionale che, alla fine, neanche è arrivata, segno di ingenuità politica e miopia congenita. Un fallimento totale.
Ma se non si è in grado di reggere trasporti così “sofisticati” perché si continua a realizzarne? Domanda di una semplicità e banalità sconcertante, ma che non si può non porre alla politica potentina, da sempre intenta più ad apparire che a amministrare.
L’opera più rivoluzionaria della Potenza moderna che finisce chiusa e abbandonata, futuro ricettacolo per topi e chissà cos’altro. Complimenti a tutti.
Poi c’è tanto contorno, come gli affidamenti vari, le indagini in corso, la realizzazione di terrazzi opulenti in bella mostra, l’acquisto di immobili comunali in spregio delle norme e con moltiplicazione dei pani e dei pesci come investimenti immobiliari, la situazione fatiscente di scuole materne, una viabilità schizofrenica, corsie ciclabili inutili e progetti di una piscina olimpionica, forse davvero inutile, che cambiano di mese in mese, con, ciliegina sulla torta, l’incombere di un ennesimo dissesto finanziario, a coronamento di una folle corsa verso il baratro.
Ci sarà anche molto altro, ma faccio fatica a ricordarlo e forse neanche voglio.
Si impone una domanda, però: val la pena di continuare così? Dove si vuole arrivare? Può bastare?
E le fanfare, i tromboni, le bande musicali non suonano più? Oppure, ora che musica suonano?
Ci starebbe bene un Requiem, uno qualsiasi, ce ne sono tanti, tutti bellissimi. Suonare, augurando un “riposo” della politica che ha fallito, peggiorandosi anno dopo anno, ma continuando ad autoesaltarsi in un gioco al massacro che, spero, oggi sia finalmente visibile a tutti, anche ai più miopi che vedevano, in questa amministrazione, una speranza per la città.
E l’opposizione? Dal primo giorno ha avuto un’autostrada e se l’avesse percorsa, anche la maggioranza avrebbe potuto correggersi, se pressata adeguatamente. Perchè è questo il ruolo dell’opposizione. Ha preferito nascondersi sotto l’icona del politicamente corretto, ha fatto finta di e, alla fine, ha condiviso ogni fallimento per non aver fatto quanto in suo potere. Il fallimento è totale. Ma, in democrazia, è proprio facendo una seria opposizione che il livello generale sale. Non saperlo è sintomo di scarsa confidenza con la vera democrazia e di tendenziale propensione a un perverso consociativismo.
Il 2025 non poteva finire peggio. Il 2026 non comincia con buoni auspici. Ma questa città si può risollevare solo se i cittadini sapranno rimanere veramente tali, spogliandosi degli abiti del suddito, riconquistando dignità civica e rispetto per loro stessi. Un’impresa a prima vista impossibile, ma, forse, e questo è l’auspicio, davvero peggio non si può fare.
Era il patto dei Lego. Cioè un gioco. Finito male. Quando diventeremo adulti?
















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