La medicina che tanti lutti addusse ai grassi.

La medicina che tanti lutti addusse ai grassi.

Magro, finalmente, col trucco.

Non è solo una medicina, è di più. Ti cambia la vita. Ti trasforma.

Mette fine a tutte quelle piccole voglie che ci accompagnano fin da piccoli: la pizzetta fuori orario, il cioccolatino, l’aperitivo, il liquore, il dolce, ma anche al di fuori delle vicende alimentari. In pratica cancella ogni forma di dipendenza. Anche dai social, giuro.

Non hai quasi mai fame; permane, talvolta, un senso di vuoto, ma mai fame. Ti sazi subito e dimentichi quelle abbuffate nelle quali non riuscivi a fermarti.

Beninteso, scrollate di dosso le dipendenze, ti si apre un mondo, hai tempo per tante altre cose, prima solo programmate ma mai davvero affrontate.

Mangi di meno ma non perdi le forze. Dimagrisci e per non sembrare uno yogi pelle e ossa devi farti forza e magiare qualcosa in più di quello che ti va.

Alcune pietanze cominciano a nausearti e le eviti, qualcun’altra riesci a mangiarne un tocco in più. Tocca prenderti in giro e rifornirti di quelle poche cose che non ti fanno girare gli occhi da un’altra parte.

Certo, dopo una vita passata a pregustare la cena fuori, la pizza o la bevuta di birra, la cioccolata col liquore dopo cena, o soltanto il dolce alla domenica, ti accorgi che la tua vita è radicalmente cambiata.

Alcune pietanze delle quali non ti stancavi mai, le eviti e non vuoi sentirle neanche nominare. Quelle che già non preferivi ormai non esiti a rifiutarle senza neanche troppo garbo.

E quindi ti accorgi che esiste un mondo che non passa per l’appuntamento mangereccio. Che mangiare è un mezzo per vivere e non un fine. Alla fine ti compiaci di dimagrire anche se cominci a preoccuparti se dopo aver perso tredici chili, senza essere partito da uno stato di obesità, ma di lieve sovrappeso, la bilancia settimanalmente segna 100 grammi in meno. Passi velocemente alla M; dopo poco alla S, e, quando i pantaloni taglia S ti cadono ti ritrovi a esclamare “cazzo”!

Le costole cominciano a mostrarsi, i muscoli si striano, gli obliqui formano quella lieve piega sull’inguine che hai sognato per anni, la pelle abbonda e se hai confidenza con quell’esercizio yoga nel quale si ritrae lo stomaco in alto, facendolo allo specchio, rimani impressionato perché è proprio come quello raffigurato nelle foto dei manuali di Hata Yoga.

Un’altra vita, ecco.

Ti senti un altro perché sei un altro.

E il diabete che questa medicina cura?

Si abbassa e anche considerevolmente, ma sia chiaro, la qualità di quel poco che mangi deve essere assicurata. La frutta va debitamente selezionata. Pasta e pane nei limiti soliti. Vino, birra e liquori, solo ricordi. Dolci solo se fatti con cura e con dolcificanti particolari, del tipo che se non hai una persona che si prende davvero cura di te, meglio dimenticarli.

Quindi una medicina che non ti consente di lasciarti andare, ma che, se fai vita alimentare più che monastica (e non mi riferisco ai nostri frati ma a quelli buddhisti) ti aiuta a mantenere basso il tasso glicemico del sangue e, in più, ti regala quella linea da sempre sognata e mai avuta.

Di cosa parlo?

Di Ozempik, la medicina che tanto lutto addusse ai grassi.

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