Per i programmi ci sentiamo più in là, forse.

Per i programmi ci sentiamo più in là, forse.

Insomma lo zoo della politica ha consentito che specie diversissime si accoppiassero, tipo la giraffa con il gufo o l’ippopotamo col ramarro.

Una volta, prima delle elezioni, si parlava di programmi. Anzi c’era chi diceva, tuonando “non è una questione di uomini, ma di programmi, parbleau!, quindi prima i programmi e poi vediamo chi è d’accordo”.

Oggi ci si sposta da sinistra a destra così, per capriccio.

Di programmi, finora, nessuno ha parlato, troppo impegnati a convincere Chiorazzo al passo indietro, o ad annettere il nemico di ieri quasi il destino non avesse previsto null’altro che Pittella alla fin fine si innamorasse politicamente nientepopodimeno che di Meloni.

Roba da matti, direbbe una persona dotata di un buon senso appena appena medio.

Insomma lo zoo della politica ha consentito che specie diversissime si accoppiassero, tipo la giraffa con il gufo o l’ippopotamo col ramarro.

Vedremo a breve cosa ne uscirà: se una specie nuova, invincibile, tipo supereroe, o se il frutto dell’accoppiamento non sarà un mostro destinato a vivere poche orrende settimane oppure destinato a seminare il terrore.

Quindi, non avendo programmi, nè essendo stati firmati accordi prima, si vivrà alla giornata. L’importante sarà accaparrarsi una seggiola o coppola che dir si voglia e cominciare a gestire la pioggia di danaro che, a debito, pioverà sul nostro amato territorio.

Un programma potrebbe essere quello di dividersi poltrone e capitali da distribuire ognuno secondo l’estro del momento, e non sarebbe male, dico per loro, chè per noi vale il detto “che dio ce la mandi buona”.

Io conto che vincano i non votanti, anche con uno scarto minimo, perchè sarebbe questa l’unica rivoluzione di un popolo schedato come suddito e giudicato come servo del potente di turno. Sarebbe una liberazione dal nemico, perchè tale si è mostrata la politica intera, incapace di darci un treno che funzioni, una strada senza buche e che evitasse l’autentica fuga dalla Basilicata di giovani e meno giovani, nonostante il petrolio e compagnie cantanti.

Il gesto di andare alle urne e scrivere un nome a caso, deciso altrove, per creare un altro dilettante che sparerà slogan senza capirci molto, mi sembra un gesto folle. Peggio ancora se questi giocherà a fare lo statista piazzando qualche amico o parente in posti di comando in maniera da contribuire al trionfo dei nati per caso.

Non mi sono mai sentito tanto impegnato politicamente contro la politica, perbacco, come questa volta. Sarà l’effetto postumo dei vaccini, chissà.

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