-Incomprensibile.
-Dici?
Forse non è chiaro: in autostrada si può entrare solo con gli autoveicoli o con motoveicoli di una certa potenza. Col ciclomotore non si può. Ma vallo a far capire ai partiti di centrodestra che al Comune hanno schierato un manipolo di consiglieri tutti forniti, al massimo, di un’Aquiletta e qualcuno addirittura con la Graziella col mitico freno a pedale per percorrere un’autostrada, quale è, politicamente parlando, il comune di Potenza per l’opposizione.
Non che non si dia da fare, la maggioranza, anzi. Infatti ha speso un botto di soldi per rifare marciapiedi, strade, sensi di marcia, non ne ha conservati per le scale mobili Prima, ma lì ci deve pensare mamma regione, che, obbediente o meglio, prona, pare li stia mettendo assieme. Ha poi messo su un paio di gare per riconvertire due relitti, quali la scuola Torraca e il palazzetto del Coni, non so per farne cosa, ma insomma, in men che non si dica ha indetto le gare e le ha portate a termine. C’è chi dice non troppo legittimamente, pensa tu. Ma si tratta soltanto del Consiglio di Stato, certo non del Giudice di Pace di Sant’Angelo le Fratte, per quanto il sunnominato ridente centro non abbia nulla da invidiare a Roma, come ebbe a dire un mio collega di studi nei lontani anni settanta, e con tutto il rispetto sempre per il ridente paese al quale sono legato da amicizie e parentele.
Quindi, benchè noi potentini si abbia un’amministrazione più che efficiente, il comune di Potenza rimane un’autostrada per l’opposizione. Questa, però, come si diceva, la percorre con le biciclette di una volta, quelle che si usavano per andare a comprare il giornale al mare, col cestello per la spesa e il campanello che faceva drin drin.
Ora il problema è: i partiti di centro destra non avevano neanche una cinquecento Fiat di una volta o, di proposito, in onore alla rivoluzione green, hanno deciso di percorrerla con mezzi inadeguati?
Dice: ma perché cosa non fa l’opposizione?
Effess, direbbe un potentino doc.
Ecco un semplice e sintetico elenco che basterebbe per vincere anche le guerre puniche:
bilancio. Non piace alla Corte dei Conti, ma innanzitutto, se non regolare, avrebbe dovuto dirlo l’opposizione, perché la politica arriva, dovrebbe arrivare, prima del controllo. Si vabbè, ma valli a leggere e studiare, i bilanci. Non sono di facile lettura, non sono come i fumetti o i post su facebook. E poi per quei quattro soldi? Suvvia!
Torraca e palazzetto Coni: i lavori sono fermi, le sentenze sono chiare, i danni a oggi certi, ma crescenti col passare del tempo. E poi, perché il Comune, così lesto nell’affidare i lavori, è così pachidermico nel decidersi sul da farsi ora che gli è stato detto che ha sbagliato tutto? Una bella commissione d’inchiesta su tutti i soldi spesi per lavori a oggi e sulle motivazioni dell’annullamento delle gare, proprio no?
Dimissioni causa colon irritato di un assessore, davvero meritano solo un articolo sul giornale e una interrogazione? Niente di più sostanzioso?
Gli affidamenti ripetuti alle stesse imprese o a imprese che facevano altro, basta davvero solo una chiacchierata al bar?
E c’è tanto altro ancora, inutile ripetersi.
Orbene, con una situazione così favorevole un’opposizione che studia e che non ha timore di nulla e che non pratica il politicamente corretto, che in questo caso suona davvero sinistro, e che ha voglia di mostrarsi credibile, che fa? Prende la bicicletta e irrompe in autostrada al suono di “un mazzolin di fiori”. La situazione ha dell’incredibile. Ma per capire qualcosa ci soccorre l’eterno Marco Pannella col suo refrain sul consociativismo che, coniugato alla potentina, passa anche per viaggi all’estero d’amore e d’accordo e feste di fine anno con brindisi e auguri. La disfatta della democrazia.
Potenza ha bisogno di essere tutelata attraverso gli strumenti della democrazia, che non sono pochi o inutili, a conoscerli e utilizzarli bene. La sensazione è che siamo governati dalla presunzione, dall’arroganza e dal pressappochismo. Il risultato è, per certi versi, anche godibile (si veda la farsa in un atto e mezzo delle dimissioni per problemi personali e della loro risoluzione con un incontro col sindaco -che cosa si siano detti rimane coperto dal segreto di stato-), ma alla fine perdente. Abbiamo perso anche l’opportunità del PNRR e, se è come pare, ci aspettano giorni grigi assai per i bilanci presenti e futuri. E dire che ne abbiamo vissuti di dissesti, magari qualcuno anche di natura politica più che finanziaria, ma non ci bastano, evidentemente ci nutrono, vai a capire poi come.
Bene, la braciola è pronta? Allora si mangi e alla fine del pranzo, quando l’amaro campeggia sulle tavole, i partiti, tutti, si interroghino sulle scelte che operano negli ultimi tempi. E si convincano, una volta per tutte, che la loro designazione, per fare il consigliere, l’assessore o il direttore generale, non conferisce anche, in dote, né competenza, né conoscenze, né esperienza.














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