Zimbelli d’Italia

Ora chi è responsabile del fatto che, con gli altri lucani anche io sia lo zimbello d’Italia? La classe politica? Il trigono di Saturno con Giove o l’effetto sedativo dell’Aglianico sul carattere dei lucani? Chissà, forse sono stati soltanto i viaggi coi provoloni nel bagagliaio degli anni sessanta-settanta.

Quando si avvicinano le elezioni provo disagio. Mi hanno inculcato il senso del dovere che comprende anche l’esercizio del diritto di voto, non solo come, appunto, un diritto, ma come il dovere del cittadino che partecipa alla democrazia.

Ma l’idea di votare non per un Mosè o un Romolo, ma per un mediocre personaggio non superiore alla media di ognuno di noi (come diceva Guglielmo Giannini), mi deprime, non solo, ma mi sembra di compiere un atto crudele verso me stesso, perché, di fatto, mi sottomette a qualcuno che non vale più di me, delle cui riflessioni, decisioni, adesioni (financo senza capire) dovrò pagarne il prezzo.

Riconoscersi capace di farsi del male in questo modo semplice, quasi osannato come gesto democratico, imporrebbe, poi, la totale accettazione acritica di qualsiasi menata, pseudo-riforma e guaio che il governo saprà progettare per il mio bene facendo il mio male.

La decisione di Meloni di sfruttare in misura maggiore il deposito petrolifero lucano ha tutta la logica immaginabile, il suo discorso non fa una piega. Avrebbe dovuto contenere le battaglie anti trivelle che il suo partito fece qualche anno orsono, però, in limiti precisi. Costringere un senatore di oggi a vedersi sbeffeggiato sui social per la stagione in cui interpretava l’antagonista più impegnato delle trivelle libere, non fa bene al senatore e non fa bene a Meloni, che, evidentemente, a capo del governo, non ci vede più come popolazione da tutelare. Noi e il nostro senatore, in verità, contiamo poco, ci tocca subire gli effetti negativi delle estrazioni e pagare il gasolio più di chiunque altro, roba da non credere. Possiamo ambire, con la consapevolezza di poterci riuscire, a territorio zimbello d’Italia (non dico Europa perché non va tanto più di moda). Qualche intelligente potrebbe dire: estraete pure, ma fatelo senza danneggiare e facendoci godere un minimo di qualche privilegio, non foss’altro che per compensazione. Balordo. Se siamo lo zimbello d’Italia ci sarà un motivo.

Ora chi è responsabile del fatto che, con gli altri lucani anche io sia lo zimbello d’Italia? La classe politica? Il trigono di Saturno con Giove o l’effetto sedativo dell’Aglianico sul carattere dei lucani? Chissà, forse sono stati soltanto i viaggi verso Roma coi provoloni nel bagagliaio degli anni sessanta-settanta. Del resto se a pagare il gasolio più caro siamo noi che lo produciamo e ne godiamo dei benefici effetti, è normale che le nostre infrastrutture siano le più antiche d’Italia. Zimbelli.

Ma dignitosi, perbacco. Noi, infatti, almeno a Potenza, gli spettacoli ce li paghiamo coi soldi nostri, tasse a parte, pfui! Altro che altrove dove i Comuni organizzano coi soldi dell’ente. Poveri ma dignitosi, sporchi di petrolio e puzzolenti ma gelosi del ruolo di zimbelli d’Italia. Petrolio e povertà. Uno sviluppo parallelo a Fiat e estrazioni lo abbiamo sognato in una sera d’agosto qualche decennio orsono per ritrovarci con le pezze al culo e dichiaratamente gli zimbelli d’Italia.

Ma con orgoglio.

PS: Ma la Gran Bretagna ancora sta pagando la catastrofe annunciata della sua uscita dall’Europa?

No?

Cavolo!

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